Sogno di un uomo ridicolo

Di seguito un estratto dal capitolo 1 del libro Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor Dostoevskij.

“Io sono un uomo ridicolo. Adesso loro mi chiamano pazzo. Sarebbe un avanzamento di grado se non mi trovassero sempre lo stesso uomo ridicolo. Ma adesso non mi arrabbio più, adesso li amo tutti, e persino quando se la ridono di me, anche allora, mi sono particolarmente cari. Io stesso riderei con loro, non di me stesso, ma per l’amore che gli porto, se non fossi così triste nel vederli. Così triste perché loro non conoscono la verità, mentre io, io conosco la verità. Oh, com’è duro essere solo nel conoscere la verità! Ma questo loro non lo comprenderanno. No, loro non lo comprenderanno.
Prima invece mi affliggeva molto il fatto di avere un’aria ridicola. Non di averne l’aria, di esserlo. Sono sempre stato ridicolo e questo forse lo so dal giorno in cui sono nato. Quando avevo sette anni, forse, sapevo già di essere ridicolo. Poi sono andato a scuola, e dopo ancora all’università, e che dire?, più apprendevo le cose e più apprendevo questo, che ero ridicolo. Così che alla fine tutta la mia scienza universitaria non era altro che la prova di una cosa, non era là che per dimostrarmi e chiarire a me stesso, quanto più l’approfondivo, che ero ridicolo. E nella vita così come nella scienza. Di anno in anno sentivo crescere e rinforzarsi in me questa perpetua coscienza della mia aria ridicola sotto tutti i punti di vista. Tutti hanno sempre riso di me. Ma nessuno sapeva, né poteva rendersi conto, che se c’era un uomo sulla terra il quale più degli altri sapesse che ero ridicolo, ebbene quell’uomo ero io; ed ecco cosa io trovavo più umiliante: che loro non lo sapessero, ma questa è ancora una volta colpa mia; sono sempre stato così orgoglioso che mai e per niente al mondo l’ho voluto riconoscere davanti a qualcuno. Questo orgoglio cresceva in me di anno in anno, e se mi fossi deciso a confessarlo di fronte a chicchessia, ecco che là, quella stessa sera, mi sarei fatto saltare il cranio con un colpo di pistola. Oh, come ho sofferto durante la mia adolescenza del fatto che non avrei resistito e che, da un momento all’altro, l’avrei confessato davanti ai miei compagni. Ma da quando sono diventato un giovanotto, anche se conoscevo sempre meglio e di anno in anno questa particolarità mostruosa che era la mia, sono diventato, non so perché, un po’ più calmo. Proprio così, «non so perché», visto che fino ad oggi non sono capace di stabilirne la ragione. La ragione potrebbe trovarsi in una circostanza che fece crescere un’angoscia terribile nella mia anima, una circostanza infinitamente più forte dell’intero mio essere: intendo dire la convinzione costante che è penetrata in me che dappertutto nel mondo tutto è indifferente. […]”

PER I GIOVANI DEL MONDO, APPELLO ALLA RESILIENZA E ALLA SPERANZA

Di seguito l’APPELLO ALLA RESILIENZA E ALLA SPERANZA di Adolfo Perés Esquivel e Daisaku Ikeda del 5 giugno 2018 tratto dal sito della SGI Italia.

Ci rivolgiamo ai giovani del mondo affinché si uniscano per affrontare le importanti sfide dell’umanità e divengano costruttori della propria vita e della storia del nuovo millennio.
Siamo assolutamente certi che, se i giovani sapranno unirsi, potranno trovare soluzioni per percorrere insieme nuove strade di convivenza, di resilienza e di speranza. Pur rimanendo ognuno nei propri luoghi d’appartenenza e mantenendo la propria identità culturale e spirituale, essi potranno generare un impeto irrefrenabile di azioni positive e collettive.

In questo XXI secolo, l’umanità è chiamata ad affrontare continui cambiamenti e difficili prove. Bisogna conservare la memoria perché essa illumina il presente e genera la capacità e la resilienza dei popoli per costruire nuove alternative, luci di speranza per far sì che “un altro mondo sia possibile”.

Il XX secolo ha segnato profondamente, tra luci e ombre, il cammino dell’umanità, generando asimmetrie e ingiustizie tra ricchi e poveri, tra i cosiddetti paesi sviluppati e quelli esclusi e in via di sviluppo, producendo distanze che ogni giorno diventano più profonde. La fame è un crimine e la lotta contro la povertà deve essere al centro di ogni politica.

Bisogna lavorare per sostenere l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che punta a “trasformare il nostro mondo”. Per cooperare all’obiettivo di sradicare la povertà dal nostro pianeta, dobbiamo superare le differenze tra paesi, etnie, religioni e culture.

LE SFIDE PER IL FUTURO

In questi ultimi tempi si sono fortunatamente registrati segnali significativi che hanno suscitato nuove consapevolezze. Uno di questi è l’Accordo di Parigi che stabilisce misure contro il riscaldamento globale. Tale Accordo, ratificato dalla maggior parte dei Paesi, è entrato in vigore nel novembre del 2016, momento di crescente minaccia di fenomeni meteorologici e di significativo innalzamento del livello del mare.

Un altro passo in avanti si è fatto con l’approvazione, nel luglio del 2017, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari. L’accordo vincola giuridicamente la comunità internazionale e stabilisce l’assoluta proibizione di produzione e uso di questi armamenti.
A novembre dello scorso anno, il Vaticano, per volontà di Papa Francesco, ha organizzato una conferenza internazionale dal titolo Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per il disarmo integrale.

È impellente trovare il coraggio di sradicare la minaccia nucleare e l’ambizione di potere e di sicurezza di alcuni paesi che si disinteressano della vita e della dignità dei popoli. È necessario e urgente “disarmare la ragione armata”.
Il nostro dialogo sui temi di natura planetaria è ininterrotto ed è sostenuto dalla nostra illimitata fede nel potenziale dei giovani.
I giovani del mondo si sono uniti per condurre la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN). Ciò ha messo in moto un’azione decisiva della società civile che ha portato all’adozione del trattato sopra menzionato.

Il divenire del genere umano dipende dal presente e da come i giovani avranno il coraggio di affrontare la realtà, senza lasciarsi piegare dalle avversità.

Martin Luther King ha detto: «Siamo sempre alla soglia di una nuova alba».
Noi siamo convinti che la speranza e la volontà di costruire una nuova alba per l’umanità e per tutti gli esseri viventi della nostra Casa Comune, del nostro Pianeta Terra, non verranno mai meno.
Il problema dei rifugiati è incombente. Milioni di persone vedono la propria vita e la propria dignità violate dalle guerre e dai conflitti armati, dalla fame e dalle violenze sociali e strutturali. Dobbiamo essere solidali e aprire le braccia, la mente e il cuore a ognuno di loro per cambiare la grave situazione in cui versano.

IL NOSTRO MESSAGGIO AI GIOVANI

Rivolgiamo questo Appello ai giovani del mondo affinché assumano con responsabilità il cammino della vita insieme ai loro popoli. Non dimenticate mai che ciò che si semina si raccoglie. La minaccia delle armi nucleari, l’incremento dei rifugiati, i fenomeni meteorologici estremi causati dal riscaldamento globale, l’avidità degli speculatori finanziari che aggravano la distanza tra ricchi e poveri rappresentano i principali problemi legati alla lotta sfrenata per la supremazia militare, politica ed economica, che offusca la nostra casa comune, il nostro pianeta Terra.

La smisurata ambizione di potere e ricchezza, che si traduce nell’affanno di ottenere tutto facilmente e rapidamente, è una tendenza preoccupante della società attuale.
La sapienza orientale ricorda che tale ottenebramento è provocato da tre impulsi negativi: l’avidità retta da un irreprimibile egoismo, l’odio e la stupidità che ci fa perdere il giusto cammino della nostra vita e della società.

Gandhi esortava le persone a giudicare le proprie parole e le proprie azioni, riflettendo sull’influenza che queste avrebbero esercitato sui più poveri e indifesi, senza dimenticare mai il loro volto. Lesse con grande interesse l’opera Cominciando dagli ultimi del filosofo John Ruskin, il cui titolo era in armonia con il suo pensiero: ogni società deve svilupparsi soppesando il benessere dei più bisognosi, senza che nessuno venga lasciato indietro. Questa visione coincide con l’ideale umanistico del lemma “non lasciare indietro nessuno” che è tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (ODS) delle Nazioni Unite.

IL NOSTRO MESSAGGIO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Attraverso questo Appello congiunto vi chiediamo di sostenere delle azioni che fermino gli eccessi del progresso per ristabilire l’equilibrio tra l’essere umano e la Madre Terra.
Chiediamo che venga rafforzato il ruolo dei giovani attraverso l’educazione a una cittadinanza mondiale capace di costruire società inclusive.
Crediamo sia necessario implementare, in tutto il pianeta, fino al 2030, nuovi progetti destinati a formare una cittadinanza mondiale e sostenere i giovani per far sì che sviluppino le loro illimitate capacità.
Le principali azioni dovranno essere:

  • Promuovere una coscienza collettiva a partire dalla memoria della storia universale per far sì che non si ripetano le stesse tragedie.
  • Far comprendere che la Terra è la nostra Casa Comune e nessuno deve essere escluso da essa a causa delle proprie differenze.
  • Favorire un indirizzo umano della politica e dell’economia e coltivare la saggezza per giungere a un futuro sostenibile.

Per compiere questi obiettivi, i giovani dovranno unirsi tutti assieme e dovranno generare una forza d’azione dinamica che permetta loro di affrontare le sfide planetarie come la proibizione e l’eliminazione delle armi nucleari, la costruzione di una cultura dei diritti umani e la difesa della Madre Terra.

TENERE IN ALTO LA FIACCOLA DELL’AMICIZIA

Noi due abbiamo vissuto le tempeste delle guerre e le violenze del XX secolo. Queste esperienze hanno indirizzato i nostri continui sforzi per accrescere i legami di fraternità tra i popoli, superando ogni differenza etnica o religiosa.

Sentiamo quindi il bisogno di avvicinarci ai giovani del XXI secolo per affidare loro il compito di tenere in alto la fiaccola dell’amicizia, di sostenere con coraggio l’unità nella differenza e incoraggiare la solidarietà tra i popoli.

Noi, Adolfo Pérez Esquivel e Daisaku Ikeda, riteniamo che, per le società contemporanee e future, sarà estremamente importante che i giovani si uniscano e assumano l’impegno, insieme ai popoli, di difendere la dignità della vita, di combattere le ingiustizie, di condividere il cibo che nutre il corpo, lo spirito e la libertà, per inaugurare una nuova alba di speranza.
Se faranno questo, potranno costruire un prezioso patrimonio universale spirituale dell’umanità e un nuovo mondo giusto e solidale.

Roma, 5 giugno 2018

Difendere l’Italia

Di seguito un estratto dal capitolo “Dobbiamo accettare la distruzione dell’Europa?” del libro Difendere l’Italia (2013) di Ida Magli.

ida magli difendere l'italia bur

[…] Il 5 luglio 2013 è dunque una data che gli italiani non dovranno dimenticare mai. La data dell’infamia di questi governanti che dovrebbero essere condannati molto più gravemente di quelli che hanno trascinato i popoli alla rovina con le guerre. Più gravemente perché questi l’hanno fatto per il tradimento, per uccidere i propri popoli.
I governanti, però, di tutto questo non parlano. Non parlano né di sé stesi, da quando si sono volontariamente ridotti alla sola funzione di dire di sì alle decisioni dei banchieri, né dei banchieri e del loro tirannico modo di governare i popoli. Un silenzio che dura da troppo tempo anche perché, da quando la crisi ha raggiunto il suo culmine con il terribile anno 2011, il tempo, come abbiamo già notato, sembra diventato inafferrabile, impossibile da padroneggiare. Tutti si aspettano che siano gli esperti, i politici a traghettare i sudditi, ridotti alla veste di “ombre”, lungo la strada che porta alla luce. I politici, però, sanno bene che questa strada non esiste perché  l’unica possibile comporterebbe rimettere in questione l’unificazione europea, il dominio dei banchieri, cosa che nessuno osa neanche porre di fronte a sé. Ripetono perciò che “si vede la luce in fondo al tunnel”, ma è il tunnel che non è per nulla un tunnel, un corridoio da percorrere per raggiungere una meta: è invece la situazione, è la realtà.

Quel possente dolore di cui parlava Georg Trakl non aiuta ad accendere la fiamma dello spirito nei nostri giovani, non corrisponde a ciò che stanno vivendo perché non sanno neanche che quello che soffrono è un possente dolore. Sono al di là della percezione del dolore. Si aggirano “soli”, chiusi ad ogni mondo che non sia quello riflesso nell’a tu per tu con il loro computerino. Una solitudine nuova, tragicamente, vuota, quella che sperimentano i nostri giovani e che parla anch’essa della fine dell’Europa. Non hanno nulla da dire a nessuno. Questo silenzio, però, questo vuoto, dice una cosa terribile: che non abbiamo consegnato loro, nella rovina in cui siamo sprofondati, neanche quell’ardente fiamma dello spirito di cui parla Trakl e che fino ad oggi gli uomini che si sono succeduti in Europa hanno sempre tenuto accesa e consegnato, attraverso i secoli, ai loro discendenti. Lasceremo che i banchieri spengano anche questa fiamma?

Luciano Barra Caracciolo MERCATI E COSTITUZIONE: “INTERVISTA” A CALAMANDREI. MA WEIDMAN E OETTINGER STRICTO IURE HANNO RAGIONE

Alberto Bagnai Öttinger

Animali morenti

Il 22 maggio se ne è andato il grande Philip Roth. Di seguito un estratto da L’animale morente (2001).

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«Avrai sempre le mani legate con questa ragazza, – disse. – Non sarai mai tu ad avere il coltello per il manico. Qui c’è qualcosa – mi disse – che ti fa perdere la testa, e te la farà perdere sempre. Se non tagli definitivamente con questo legame, alla fine quel qualcosa ti distruggerà. Non stai più semplicemente soddisfando un bisogno naturale, con lei. Questa è patologia nella sua forma più pura. Senti, – mi disse, – guardala come un critico, da un punto di vista professionale. Hai violato la legge delle distanza estetica. Con questa ragazza hai sentimentalizzato l’esperienza estetica: l’hai personalizzata, l’hai trasportata nella sfera dei sentimenti, e hai perduto il senso della separazione indispensabile per il tuo godimento. Sai quando è successo? La sera che si è tolta l’assorbente. La necessaria separazione estetica è venuta meno non mentre tu la guardavi sanguinare – questo andava bene, non era il problema – ma quando non sei riuscito a a trattenerti e ti sei inginocchiato. Ma cosa diavolo te l’ha fatto fare? Cosa c’è sotto la commedia di questa ragazza cubana che manda al tappeto uno come te, il professore di desiderio? Bere il suo sangue? Io direi che questo ha rappresentato l’abbandono di una posizione critica indipendente, Dave. Adorami, lei dice, venera il mistero della dea sanguinante, e tu lo fai. Non ti fermi davanti a nulla, Lo lecchi. Lo consumi. Lo digerisci. È lei che penetra te. Che altro la prossima volta, David? Un bicchiere della sua urina? Tra quanto tempo la implorerai di darti le sue feci? in non sono contrario perché è poco igienico. Non sono contrario perché è disgustoso. Sono contrario perché questo vuol dire innamorarsi. L’unica ossessione che vogliono tutti: l'”amore”. Cosa crede , la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un’autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione».
[…] Ma George non mollava «L’attaccamento è rovinoso, ed il tuo nemico. Joseph Conrad: chi si forma un legame è perduto. È assurdo che tu stia lì seduto con quella faccia. L’hai assaggiato. Non ti basta? Di cosa riesci mai ad avere più di un assaggio? È tutto che ci è dato nella vita, è tutto quello che ci è dato della vita. Un assaggio. Non c’è altro». 

Icaro

Di seguito la poesia Icaro di Yukio Mishima tratta dal libro Sole e acciaio (1968).

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Icaro

Appartengo, fin dal principio, al cielo?
Se non v’appartengo, perché
mi ha fissato così, per un attimo,
con il suo sguardo infinitamente azzurro,
e mi ha attirato lassù, con la mia mente,
in alto, sempre più in alto,
e senza tregua mi seduce e mi trascina
verso altezze remote all’umano?
L’equilibrio severamente studiato,
il volo razionalmente calcolato,
nessuna anomalia sarebbe possibile:
perché dunque la brama di salire nel cielo
è così simile, in sé, alla follia?
Niente mi può appagare,
subito mi tedia qualsiasi novità terrestre.
Più in alto, più in alto, instabilmente
vengo trascinato sempre più vicino al fulgore del sole.
Perché la sorgente di luce della ragione mi brucia,
perché la sorgente di luce della ragione mi annienta?
Sotto di me, in lontananza, villaggi e fiumi sinuosi
assai più tollerabili appaiono di quando sono vicini.
Perché mi perdonano, mi approvano, mi invitano,
suggerendo che da così lontano
potrei anche amare l’umano
sebbene un simile amore non possa essere la mia meta?
E, se anche lo fosse, non avrei forse
ragione di appartenere fin dal principio al cielo
Mai ho invidiato la libertà degli uccelli,
mai ho desiderato l’indolenza della natura,
incitato solo dal misterioso struggimento a salire, ad avvicinarmi,
ad immergermi nell’azzurro del cielo.
Così contrario alle gioie organiche,
così lontano dai piaceri di uno spirito superiore.
Più in alto, più in alto,
irretito, forse, dalla lusinga e dalla vertigine delle ali di cera?

E, dunque,
Se dal principio appartenessi alla terra?
E perché la terra, se così non fosse,
provocherebbe con tanta rapidità la mia caduta
senza concedermi il tempo di pensare o di sentire?
Perché la terra così morbida e languida,
mi ha accolto con l’urto della lamina d’acciaio?
La tenera terra si è trasformata in acciaio
solo per mostrarmi la mia fragilità,
affinché la natura mi mostrasse
che la caduta è molto più naturale di quella misteriosa passione?
L’azzurro del cielo è un’illusione
prodotta dall’ebbrezza bruciante ed effimera
delle ali di cera, e tutto, fin dal principio
fu escogitato dalla terra, a cui io appartengo.
O forse il cielo, segretamente, favorì il piano
per colpirmi con la sua punizione?
Per punirmi della colpa
di non credere che esista un io,
o di non credere troppo nel mio io,
di voler impazientemente conoscere a chi io appartenga,
o di presumere di sapere tutto
e di tentare di volare lontano,
verso l’ignoto,
o verso il conosciuto,
sempre verso il punto di un azzurro simbolo?

Va tutto bene…

Va tutto bene.
A dicembre 2017 c’è stata la presentazione del 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2017. Ascoltando la presentazione, mi ero segnato qualche appunto sparso che riporto di seguito.

Oggi i risultati delle recenti elezioni (che hanno premiato i due partiti di più “rottura”) sembrano in linea con le tendenze socio-economiche raccontate dal Rapporto.

– “gli italiani stanno vivendo un quieto andare nella ripresa”?
– disaffezione nei confronti della politica perché sono anni che non si curata la solidarietà sociale
– giovani pochi e maltrattati
– un grande assente: gli investimenti pubblici
– vi è microfelicità quotidiana riconquistata dagli italiani
– cultura e entertainment sono il nuovo passpartout per stare nella globalità
– pesa anche il saldo migratorio dei cittadini italiani verso l’estero che aumenta sempre più
– denatalità
– progressivo invecchiamento
– degiovanimento del paese
– riduzione del peso demografico: una miccia accesa che rischia di deflagrare nel futuro perché si pone un problema strutturale del sistema paese
– il ricambio generazionale non viene più assicurato
– “i giovani non contano perché sono pochi”.. sono un bacino elettorale scarso (11 milioni), ma che si riduce nel tempo e quindi non li guarda con sufficiente attenzione
– manca attenzione alla qualità del capitale che stiamo attraendo
– se poi ci metti che i migliori giovani scappano dall’Italia
– vi è il fenomeno dell’overeducation
– vi è il timore di un declassamento sociale: l’87% dei Millennials pensa che sia molto difficile l’ascesa sociale e il 69% di loro pensa che sia molto facile l’arretramento sociale
– vi è risentimento e nostalgia nei confronti della politica e di chi è rimasto indietro
– si è verificata la rottura patto intergenerazionale che aveva fatto da guida al paese dal dopoguerra in avanti, ossia di quella tacita promessa per cui le generazioni più giovani avrebbero goduto di condizioni sociali economiche, occupazionali migliori delle generazioni precedenti
– oggi l’immaginario collettivo ha perso la forza propulsiva che aveva avuto in passato
– il corpo sociale fatica a star dietro all’innovazione tecnologica
– affanno complessivo della società italiana
– il rancore sfocia in una crisi familiare piccola e contenuta, rimane inscatolata in circuiti stretti e non diventa conflitto sociale
– il rancore sociale non ha ancora portato a quella frattura che sarebbe necessaria per aprire un nuovo ciclo
– il futuro si è incollato al presente

Le «Considerazioni generali» Un Paese in cui il futuro è rimasto incollato al presente:
La politica invece ha mostrato il fiato corto, nell’incessante inseguimento di un quotidiano «mi piace», nella personale verticalizzazione della presenza mediatica. I decisori pubblici sono rimasti intrappolati nel brevissimo periodo. Il disimpegno dal varo delle riforme sistemiche, dalla realizzazione delle grandi e minute infrastrutture, dalla politica industriale, dall’agenda digitale, dalla riduzione intelligente della spesa pubblica, dalla ricerca scientifica, dalla tutela della reputazione internazionale del Paese, dal dovere di una risposta alla domanda di inclusione sociale, ha prodotto una società che ha macinato sviluppo, ma che nel suo complesso è impreparata al futuro.

Se chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza si limita a un gioco mediatico a bassa intensità di futuro, resteremo nella trappola del procedere a tentoni, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento, silenzioso, progredire del corpo sociale.”

Il capitolo «La società italiana al 2017» La ripresa c’è e l’industria va, ma cresce l’Italia del rancore:

“[…] L’Italia dei rancori. Nella ripresa persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore. L’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti. La paura del declassamento è il nuovo fantasma sociale. Ed è una componente costitutiva della psicologia dei millennials: l’87,3% di loro pensa che sia molto difficile l’ascesa sociale e il 69,3% che al contrario sia molto facile il capitombolo in basso. Allora si rimarcano le distanze dagli altri: il 66,2% dei genitori italiani si dice contrario all’eventualità che la propria figlia sposi una persona di religione islamica, il 48,1% una più anziana di vent’anni, il 42,4% una dello stesso sesso, il 41,4% un immigrato, il 27,2% un asiatico, il 26,8% una persona che ha già figli, il 26% una con un livello di istruzione inferiore, il 25,6% una di origine africana, il 14,1% una con una condizione economica più bassa. E l’immigrazione evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, con valori più alti quando si scende nella scala sociale: il 72% tra le casalinghe, il 71% tra i disoccupati, il 63% tra gli operai.

Il rimpicciolimento del Paese. La demografia italiana è segnata dalla riduzione della natalità, dall’invecchiamento e dal calo della popolazione. Per il secondo anno consecutivo, nel 2016 la popolazione è diminuita di 76.106 persone, dopo che nel 2015 si era ridotta di 130.061. Il tasso di natalità si è fermato a 7,8 per 1.000 residenti, segnando un nuovo minimo storico di bambini nati (solo 473.438). La compensazione assicurata dalla maggiore fertilità delle donne straniere si è ridotta. A fronte di un numero medio di 1,26 figli per donna italiana, il dato delle straniere è di 1,97, ma era di 2,43 nel 2010. Nel 1991 i giovani di 0-34 anni (26,7 milioni) rappresentavano il 47,1% della popolazione, nel 2017 sono scesi al 34,3% (20,8 milioni). Pesa anche la spinta verso l’estero: i trasferimenti dei cittadini italiani nel 2016 sono stati 114.512, triplicati rispetto al 2010 (39.545). Il ricambio generazionale non viene assicurato e il Paese invecchia: gli over 64 anni superano i 13,5 milioni (il 22,3% della popolazione). E le previsioni annunciano oltre 3 milioni di anziani in più già nel 2032, quando saranno il 28,2% della popolazione complessiva. […]

Risentimento e nostalgia nella domanda politica di chi è rimasto indietro. L’onda di sfiducia che ha investito la politica e le istituzioni non perdona nessuno: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici. Non sorprende che i gruppi sociali più destrutturati dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi della globalizzazione siano anche i più sensibili alle sirene del populismo e del sovranismo. L’astioso impoverimento del linguaggio rivela non solo il rigetto del ceto dirigente, ma anche la richiesta di attenzione da parte di soggetti che si sentono esclusi dalla dialettica socio-politica.”

Controllati sociali e datacrazia

Di seguito il video Controllati sociali di Glauco Benigni via Byoblu: “Quali canali usa la propaganda? Chi li controlla? Che ruolo ha la pubblicità? Quanto investono nella creazione dei nostri “stili di vita”? Come siamo passati dall’era Murdoch all’era di Amazon? Come siamo entrati, senza accorgercene, nel grande medioevo digitale?”


Di seguito lo speciale TG1 del 15.01.2018 DATACRAZIA di Barbara Carfagna.

“Nel web tutti noi cediamo i nostri dati alle aziende e ai database. Il web, la seconda fase di internet, ha cambiato il modo di fare politica, di comunicare , di fare campagna elettorale; perfino il modo di prendere decisioni su chi votare. Le conseguenze, in gran parte del mondo, tra fake news, bolle, haters e troll, si stanno dimostrando nefaste e stanno creando caos ma secondo gli esperti siamo all’alba di una nuova era che cambierà radicalmente internet e la politica. La terza fase di internet, che potrebbe cancellare il web e decentralizzare la rete togliendo potere alle grandi aziende come google e facebook, ma anche alle banche e ai governi, si chiama blockchain. Abbiamo gia’ visto all’opera il potere di questa tecnologia, che registra ed esegue le transazioni tracciandole per sempre in maniera non duplicabile ne’ falsificabile, attraverso la sua applicazione più nota: il bitcoin, a cui sopravvivera’. Nei paesi tecnologicamente avanzati i governi stanno sperimentando la blockchain per aumentare il loro potere, mentre in altre parti del mondo nascono attorno ad essa nuove ideologie. A speciale tg1, “datacrazia” ,ovvero il potere dei dati. Barbara Carfagna ci porta a liberland – nazione che sta nascendo decentralizzata e distribuita per il mondo – a Dubai, in Giappone, Singapore, Taiwan, Stati Uniti. Per scoprire un mondo parallelo, in cui i governi per agire nella complessita’ si appoggiano alle fondazioni, ai think tank o ai consulenti della piu’ influente blockchain esistente al momento: ethereum, che promette di consentire a tutti, un giorno, di riappropriarsi dei propri dati tracciandoli e controllando – anche a distanza di anni- che fine hanno fatto e chi li sta utilizzando.”

Come mai

(…) I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
Come mai come mai
Che cazzo di animali in questi giorni miei (…) 

“Tutti giù per terra” CSI

Di seguito il primo paragrafo del libro Tutti giù per terra (1994) di Giuseppe Culicchia. Sotto l’ultima parte dell’omonimo film con la canzone omonima dei CSI.

(…) Hungry darkness of living
Who will thirst in the pit?
She spent a lifetime deciding
How to run from it (…)
Ghetto defendant, The Clash, 1982

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Giro giro tondo, casca il mondo…
Verso la fine degli anni Ottanta il mondo pareva proprio sul punto di cascare e io nell’attesa mi limitavo a girare in tondo, giorno dopo giorno. Facevo sempre più o meno lo stesso percorso. Senza una meta. Ogni giorno le stesse vie. Le stesse vetrine. Le stesse facce. I commessi guardavano fuori dai negozi come gli animali allo zoo guardavano i turisti. Rispetto a loro mi sentivo in libertà. Ma ero libero di non far niente.
Via Po piazza Castello via Roma. Piazza San Carlo via Carlo Alberto via Lagrange. Piazza Carignano piazza Carlo Alberto via Po. E poi di nuovo: piazza Castello, via Roma, piazza San Carlo. Tutti i giorni. Giorno dopo giorno. Chilometro dopo chilometro. All’infinito. La suola del mio unico paio di scarpe si era tutta consumata. Mi sforzavo di camminare appoggiando il meno possibile il piede sulla strada ma riuscivo soltanto a saltellare. Non volevo un lavoro da commesso. Non volevo fare carriera. Non volevo rinchiudermi in una gabbia. Intanto però la mia gabbia era la città. Le sue strade sempre uguali erano il mio labirinto. Senza un filo a cui aggrapparmi. Senza più nulla vedere. […]


(…) Come non sapere come non farsi fregare
Come non potere avere niente da imparare
Come non voler sentire quello che hai da dire
Come non trovare mai la forza d’affiorare
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
Come mai come mai
Come mai
Troppi motivi non esistono
Troppi colori si confondono
Come nei film
Come nei film
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
Come mai come mai
Che cazzo di animali in questi giorni miei
Come mai come mai (…)
“Tutti giù per terra”, CSI

Manifesto GIG abbozzato

Intro

Nel mondo, la giustizia intergenerazionale trova scarsa applicazione perché le poche norme volte a tutelare e a garantire le generazioni future – sia nel diritto internazionale, sia nei vari diritti nazionali –  hanno per lo più carattere di principio o di indirizzo, senza però prevedere procedure o strumenti per far valere i diritti in sede giudiziale. Nella stessa Costituzione italiana, sebbene per alcuni versi si possa ritenere tacita (artt. 2, 4 e 9 Cost.), manca qualsiasi riferimento esplicito alla tutela dei diritti e degli interessi delle successive generazioni.

Purtroppo, viviamo in un epoca in cui sembra difficile tutelare tutti i componenti delle generazioni presenti, un’epoca dove i primi articoli della Costituzione non si riescono ad applicare e dove le disuglianze sociali ed economiche stanno aumentando.

Tutelare per legge le generazioni future potrebbe forse essere il primo passo per tutelare maggiormente le generazioni presenti.

Raffaele Bifulco sottolinea che “esiste un obbligo, in capo alla generazione presente, di continuare la catena intergenerazionale, di evitare quindi l’estinzione della specie umana. L’esistenza di tale obbligo è infatti presupposta nello scopo stesso del diritto che, in quanto regolatore sociale, si occupa della sopravvivenza dell’uomo” (2008).

Cornice base

Il principio di responsabilità e l’imperativo “che vi sia un’umanità” di Hans Jonas (v. Il principio responsabilità, 1979) sintetizzabile in: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra”. 

I tre principi alla base dell’equità intergenerazionale di Edith Brown Weiss:

  1. La conservazione delle opzioni (conservation of options): a ciascuna generazione dovrebbe essere richiesto di conservare e mantenere la diversità delle risorse naturali e culturali in modo tale da non ridurre le opzioni possibili per le future generazioni di risolvere i loro problemi e di soddisfare i loro stessi valori. Le generazioni future hanno diritto alla diversità pari a quella goduta dalla precedente generazioni;
  2. La conservazione della qualità (conservation of quality): a ciascuna generazione dovrebbe essere richiesto di mantenere la qualità del pianeta in modo tale che questo non venga trasmesso in condizioni peggiori di quelle in cui è stato ricevuto;
  3. La conservazione dell’accesso (conservation of access): ciascuna generazione dovrebbe fornire ai suoi membri uguali diritti di avvesso all’eredità delle generazioni passate e dovrebbe conservare questo accesso per generazioni future.

La Costituzione Italiana:

1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al 
progresso materiale o spirituale della società.

9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Auspici per un futuro prossimo:

  1. Maggiore consapevolezza e attenzione degli organi politici e di informazione sulle questioni intergenerazionali;
  2. L’ampliamento della soglia minima di età dell’elettorato attivo, includendo i cittadini di anni 16;
  3. L’inserimento esplicito della tutela dei diritti delle generazioni presenti e future nella Costituzione e nei vari statuti regionali;
  4. L’istituzione di una Commissione con potere di veto e di indirizzo per materie legislative riguardanti le differenti generazioni, incluse quelle future (v. ad es. il tentativo fatto dal Parlamento Israeliano con la Commission for Future Generations)
  5. L’adozione di politiche intergenerazionali a livello ambientale, economico e sociale da parte delle istituzioni nazionali e locali (in linea con i Sustainable Development Goals – Agenda 2030);
  6. L’applicazione di quante più convenzioni, dichiarazioni e carte varie a tutela del futuro dell’uomo e del pianeta;
  7. La creazione di una speciale Corte di Giustizia a tutela delle generazioni giovani e future. 

Ulteriori spunti da:

World Future Council – Future Justice

Intergenerational Foundation – A Manifesto for Younger and Future Generations

AGE Platform EuropeManifesto for an Age-Friendly European Union by 2020



Biblio: