Il 2° Rapporto sul divario generazionale

Di seguito l’abstract del 2° Rapporto 2018 della Fondazione Bruno Visentini intitolato  Il divario generazionale: un patto per l’occupazione dei giovani di prossima uscita.

Nel I Rapporto della Fondazione Bruno Visentini su “Il divario generazionale tra conflitti e solidarietà”, pubblicato nel marzo del 2017, è stata per la prima volta messa in rilievo la gravità del divario generazionale che colpisce e potenzialmente potrebbe colpire oltre 12 milioni di persone, tanti sono i cittadini italiani tra i 15 e il 34 anni, i più giovani dei quali appartenenti alla ‘generazione Zero’ (la fascia fino a 18 anni) e gli altri ai ‘Millennials’ (la fascia 19-34 anni). Tra questi, secondo le rilevazioni Istat per l’anno 2017, oltre un quarto sono in condizioni di inoccupazione, volontaria o meno, i cosiddetti Neet (i giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro, né nella formazione). Il dibattito che ne è derivato ha preso spunto dalla costatazione, evidenziata nel Rapporto, che se non si dovesse intraprendere tempestivamente una strategia di contrasto a tale divario, nel 2030 potremmo assistere a un’intera generazione incapace di maturare e di assicurarsi una vita autonoma se non quando ultraquarantenne.
Come sovvertire questo stato di cose? Nel citato Rapporto del 2017 si sono tracciate le prime linee guida di un vero e proprio nuovo piano Marshall per i giovani italiani, così sintetizzabili: a) la creazione di una legge quadro che metta a sistema tutte le misure generazionali presenti nel nostro ordinamento e quelle da introdurre; b) una dotazione di circa trenta miliardi di euro in tre anni, che permetta di ridurre nel medio periodo l’attuale equivalente costo alla collettività dei Neet (stima Eurofound); c) l’istituzione di un fondo per il sostegno di questo piano alimentato in larga misura da un prelievo temporaneo sulle pensioni più elevate.

Il II Rapporto 2018 della Fondazione, intitolato “Il divario generazionale: un patto per l’occupazione dei giovani”, mette a fuoco un Indice di divario generazionale, il GDI 2.0, più sofisticato del precedente con un paniere di indicatori più articolato (cap.1); le prospettive dei giovani legate alle nuove professioni, tra mansioni e competenze (cap.2); un atlante delle misure generazionali e delle misure non generazionali ma con impatto nella riduzione del divario (cap. 3), e un’analisi delle buone pratiche rilevate in 19 paesi nel mondo (cap.4).
Nell’ultimo capitolo (cap.5) viene presentata la proposta del piano di intervento per ridurre il divario generazionale, ulteriormente articolata e dettagliata. Essa in particolare prevede che le risorse possano essere rese disponibili grazie a una riprogrammazione delle numerose e frammentate misure generazionali (talune anche cofinanziate da fondi europei, come ad es. la Garanzia Giovani) e la relativa concentrazione in un unico strumento di conto individuale per i giovani, definito “Una mano per contare” perché prevede cinque misure a sostegno dell’occupazione giovanile a costo zero, grazie alla razionalizzazione e messa a sistema delle risorse esistenti, che concernono in dettaglio:
1- Transizione dalla scuola al mondo del lavoro
2- Ricerca e sviluppo in azienda
3- Formazione e orientamento all’occupazione
4- Impiego e autoimpiego
5- Bonus abitazione.

La creazione di questo conto prevede la possibilità, nell’arco di 20 anni (dai 16 anni ai 34), di acquisire servizi/benefit fiscali/sgravi contributivi per integrare le proprie esperienze di alternanza scuola lavoro, fare ricerca nelle imprese, orientamento, formazione continua, esperienza di attività imprenditoriale, poter disporre di una casa e di servizi di supporto alla nuova famiglia.

In conclusione, il II Rapporto 2018 della Fondazione Bruno Visentini non invita solo ad una riflessione più approfondita sul fenomeno del divario generazionale e le sue implicazioni economiche, sociali ed etiche, ma fornisce al legislatore una piattaforma di interventi tra loro coordinati senza un gravame ulteriore sui conti dello Stato. Ciò che quindi non lascia spazio a ulteriori alibi avanzati da coloro che ritengono non attuabile un intervento a salvaguardia dei diritti dei nostri cittadini più giovani. Diritti sanciti, come già evidenziato nel precedente Rapporto, dall’Art. 3, secondo comma, della nostra Carta Costituzionale.

Rapporto Censis 2018

Di seguito il video della presentazione del Rapporto Censis 2018.

“Una tarpa che scava nella storia”

I giovani: una generazione in via di estinzione, pochi numericamente e in flessione nel tempo.

LAVORO LAVORO LAVORO: Scomparsi 1,4 milioni di giovani lavoratori 24-35 anni dal 2007 ad oggi.

Il capitolo «Le Considerazioni generali» del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2018

Il capitolo «La società italiana al 2018» del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2018

Protezione sociale ed equilibrio intergenerazionale

Di seguito l’estratto iniziale e quello finale del paper di Tiziano Treu Protezione sociale ed equilibrio intergenerazionale.

Il rapporto fra le generazioni è un elemento costitutivo dell’ordine sociale; il suo equilibrio ne garantisce la stabilità e l’equità. Le grandi trasformazioni che in questi ultimi anni stanno alterando i  principali aspetti dei sistemi economici e salariali ricevuti dalla tradizione,
compresi quelli che determinano le relazioni fra diverse età della vita.
I principali indicatori sulle condizioni di vita e di lavoro di giovani e anziani sono stati così profondamente modificati, e divaricati, da far ritenere che l’equilibrio intergenerazionale è in pericolo: anzi secondo alcuni, si è già rotto.
I fattori determinanti di questa divaricazione sono strutturali, radicati anzitutto nelle tendenze demografiche che segnalano riduzione della natalità da una parte e allungamento delle aspettative di vita, con il conseguente invecchiamento della popolazione, dall’altra.
Queste tendenze sono legate a componenti biologiche naturali, ma su cui sono intervenute scelte sociali e politiche che hanno influito sulla loro intensità e direzione, come risulta evidente dalla diversità con cui esse si manifestano nei diversi paesi.
Infatti le scelte di policy dei vari paesi relative alle principali condizioni economiche e sociali delle persone hanno contribuito a determinare il contenuto dei rapporti intergenerazionali, in molti casi accentuandone lo squilibrio.
Una importanza centrale al riguardo – come si vedrà subito – rivestono i vari istituti di protezione sociale e di welfare cui fa riferimento il titolo del mio contributo, ancora a monte le politiche economiche e di sviluppo con particolare riguardo a quelle occupazionali, nonché le misure per l’educazione e l’istruzione, sempre più decisive nella società della conoscenza.

[…]

In conclusione va sottolineato che il riequilibrio fra le generazioni, proprio perché si radica profondamente nei costumi e nei rapporti personali e sociali, richiede non solo misure economiche, ma la riattivazione di intensi canali comunicativi e di scambi di esperienze fra giovani e anziani.
Si tratta di una ricerca culturale e sociale innovativa, perché molti canali e rapporti tradizionali fra le generazioni sono oscurati, se non interrotti, dalle attuali modalità di vita e di comunicazione, che sono molto diverse da quelle prevalenti anche solo pochi decenni fa. Più in generale la riattivazione di questi canali deve fare i conti con le tensioni e con le forze
centrifughe che minacciano la coesione sociale in tutti i paesi moderni.
La ricerca va perseguita nei diversi luoghi in cui le persone e le generazioni si incontrano. Fra questi c’è in primis la famiglia, che si è allargata con la compresenza di più generazioni e che va aiutata a reagire alle tensioni e alle difficoltà esterne, non solo economiche, per continuare
ad essere un luogo di convivenza e di crescita comune. I luoghi di lavoro, anche se sempre più diversificati e spesso resi indefiniti dalle tecnologie digitali, continuano ad essere importanti per le persone e per una parte consistente della loro vita. Per questo anche nei luoghi di lavoro il riequilibrio generazionale deve essere favorito con tutti gli strumenti e le pratiche sopra ricordati, a cominciare dalla condivisione fra giovani e anziani di ruoli e di esperienze professionali e umane.

I millennials sono diversi?

Uscito a novembre un’analisi sui millennials della Federal ReserveAre Millennials Different?. Di seguito l’abstract:

The economic wellbeing of the millennial generation, which entered its working-age years around the time of the 2007-09 recession, has received considerable attention from economists and the popular press. This chapter compares the socioeconomic and demographic characteristics of millennials with those of earlier generations and compares their income, saving, and consumption expenditures. Relative to members of earlier generations, millennials are more racially diverse, more educated, and more likely to have deferred marriage; these comparisons are continuations of longer-run trends in the population. Millennials are less well off than members of earlier generations when they were young, with lower earnings, fewer assets, and less wealth. For debt, millennials hold levels similar to those of Generation X and more than those of the baby boomers. Conditional on their age and other factors, millennials do not appear to have preferences for consumption that differ significantly from those of earlier generations.

Millennials are killing countless industries — but the Fed says it’s mostly just because they’re poor

A cosa servono i giovani?

Di seguito un bellissimo video di Stefano Laffi sui giovani oggi da TEDx MIlano.

Il suo discorso è un potente grido di allarme per tutti coloro che hanno un ruolo educativo nella vita delle giovani generazioni. E vorrebbe che effettivamente riflettessimo in modo efficace sull’impatto che la nostra società e il nostro approccio hanno sul futuro dei giovani.

[…] Noi in realtà i bambini e i ragazzi non li vediamo.. li guardiamo non per quello che sono, che fanno, ma per quello che ancora non sono, non fanno, non hanno , cioè sostanzialmente misuriamo la loro distanza fra nostra aspettativa, il nostro standard, la nostra misura e quello che sono ma che non ci basta e la loro vita va avanti fino a 16/20 anni..
quando incontro i ragazzi che incontro e con cui faccio ricerca e loro mi dicono: “Ma tutti questi test, queste verifiche, queste prove, questi casting [a parte in Italia..] in vista di cosa? Qual’era il premio, qual’era il traguardo di questa rincorsa?” E poi ti dicono: “ma io in realtà non so cosa mi piace.. ho sempre fatto quello che dovevo e poi non mi sento abbastanza.. forse non sono adeguato, forse non ce la farò, forse non riuscirò, non lo so, non so cosa scegliere, ho paura del futuro”.

Ma come è possibile? Nell’età della potenza, dell’eros, del desiderio avere paura della realtà e del futuro?

Ma come abbiam potuto portare una generazione a quel punto? Anziché convocarla nella realtà li abbiamo tenuti in esilio, in cattività, anziché dare i compiti di realtà e di responsabilità. Questo dico.. è una follia che non possiamo più permetterci. […]

[I giovani] devono essere formati come pionieri. Pionieri completamente diversi vuol dire che devi spostare la frontiera della conoscenza, vuol dire che devi studiare e che devi anche imparare a disimparare, come diceva Gregory Bateson, quindi sostanzialmente a ricostruire completamente le regole. Vuol dire che devi essere formato con domande, non allenato  rispondere come succede a scuola, e queste domande. […]

Stefano Laffi, tra le tante cose, è autore di due bellissimi libri sui giovani: Il furto: mercificazione dell’età giovanile (2000) e La congiura contro i giovani (2014).

Leggere il dolore sulle foglie

Di seguito gli ultimi due paragrafi del capitolo Imago patris: fallimento e realizzazione dell’eredità” di Massimo Recalcati tratto dal libro Eredi (AA.VV., 2012).

Risultati immagini per eredi ripensare i padri

[…] Il padre trasmette l’eredità non quando mostra di detenere l’ultima parola sul senso del mondo, ma quando sa proporre una soluzione singolare, quella che egli stesso ha trovato nella sua vita, per tenere insieme Legge e desiderio. La sua testimonianza non ha niente di esemplare perché la sua efficacia non consiste nel rispecchiare un modello ideale, ma nell’incarnare  singolarmente la possibilità di esistenza di un’alleanza tra desiderio e Legge.

 

 

6. Evaporazione e resistenza del padre

Il nostro tempo, affermava Lacan, è il tempo dell’evaporazione del Padre. Il nome del padre non ha più forza né consistenza, ha smarrito la sua autorevolezza simbolica. In Habemus papam di Nanni Moretti il balcone di piazza S. Pietro appare sconsolatamente vuoto, le tende battute dal vento. Nessun Padre-papa è più in grado di prendere la parola. Afasia, afonia del grande Altro. Il Padre-papa ha paura, è terrorizzato, si trasforma in un bambino che piange convulsamente. Il sacco del Nome del padre è vuoto. Il tempo del Padre come manifestazione analogica di Dio in terra si è irreversibilmente esaurito. Il cielo sopra le nostre teste è vuoto, affermava Sartre. Non vi possiamo più prelevare una bussola certa capace di orientare il cammino delle nostre vite. Dobbiamo piuttosto provare a ripensare il padre a partire dalla sua evaporazione. Allora la domanda cruciale diviene: cosa resta del padre, cosa resta del padre nel tempo della sua evaporazione? E mi rispondo così: quello che resta non è l’ultima parola sul senso del mondo, sul senso del bene e del male, sul senso della vita e della morte, ma l’atto del portare la parola, del saper dare la parola, del saper portare il fuoco della parola. Quello che resta del padre nel tempo della sua evaporazione è un atto di responsabilità in pura perdita. Una responsabilità che non vive di rendita, che non può più usufruire di alcuna autorevolezza veritativa e padronale, perché quella autorevolezza e quella padronanza sono definitivamente tramontate. Quello che resta del padre è una responsabilità che si deve ricostruire “dai piedi”, dalla testimonianza incarnata di cosa può essere alleanza tra il desiderio e la Legge.
L’etica della testimonianza paterna non è l’etica dell’ideale del Padre. Ripetiamolo: una testimnianza non è ideale, non vuole essere mai esemplare. Se lo diventa è perché il soggetto la riconosce come tale solo retroattivamente. La paternità è invece una responsabilità senza proprietà, una responsabilità illimitata. È un atto d’amore. Cos’è, infatti l’amore se non una responsabilità senza diritto di proprietà? Quanto amore ci vuole per sapere lasciare andare i propri figli? Quanta responsabilità senza alcun senso di proprietà – quanto amore senza interesse –  quanta responsabilità illimitata ci vuole per lasciarsi tramontare?

7. Leggere il dolore sulle foglie

Un padre è al di là del sangue e della biologia, ma è anche al di là del genere, del sesso. Un padre è innanzitutto l’incontro possibile con una testimonianza. C’è un padre dove c’è testimonianza incarnata di come sia possibile tenere insieme Legge e desiderio. Qualunque cosa può essere un padre. Qualunque cosa può tornare dal mare. Un allenatore di pugilato lettore della Bibbia – come è Frankie di One million dollar baby di Clint Eastwood – un vecchio pensionato, un maestro, una madre, la lettura di un classico, un’opera d’arte, uno psicoanalista… L’eredità non è eredità di sangue, ma eredità di una testimonianza. In questo senso ogni paternità è sempre adottiva. Tutto l’ultimo cinema di Eastwood esalta questa dimensione della trasmissione del desiderio al di là del sangue. Qualunque cosa, qualunque incontro contingente, può portare con sé il dono dell’alleanza tra Legge e desiderio
Mio padre compie ottant’anni. Camminava davanti a me con il passo di un gigante, le domeniche mattina, quando andavamo a visitare i bancali della serra dove giacevano doloranti le sue piante malate…. Il suo italiano incerto e il suo dialetto milanese lasciavano allora misteriosamente il posto al latino. In quella lingua antica pronunciava i nomi delle malattie delle sue piante. Leggeva sulle foglie (morsicate da insetti invisibili dai nomi misteriosi, o invase da muffe e da maculature spettrali) le loro malattie, per poi preparare le pozioni magiche per il loro trattamento. Mi sono trovato a riferire a questo ricordo infantile, più volte, il mio spiccato gusto per la diagnosi psicopatologica. Leggere gli uomini è per me un po’ come leggere le foglie malate per trovare la via giusta della cura. L’eredità del padre è l’eredità di una passione. Leggere il dolore sulle foglie: mi sono accorto di non aver continuato a fare altro che questo. Ereditare è scoprire di essere diventato quello che che ero già sempre stato, fare proprio quello che era proprio da sempre. Ha ragione Telemaco: qualcosa torna sempre dal mare.

Difendere l’Italia

Di seguito un estratto dal capitolo “Dobbiamo accettare la distruzione dell’Europa?” del libro Difendere l’Italia (2013) di Ida Magli.

ida magli difendere l'italia bur

[…] Il 5 luglio 2013 è dunque una data che gli italiani non dovranno dimenticare mai. La data dell’infamia di questi governanti che dovrebbero essere condannati molto più gravemente di quelli che hanno trascinato i popoli alla rovina con le guerre. Più gravemente perché questi l’hanno fatto per il tradimento, per uccidere i propri popoli.
I governanti, però, di tutto questo non parlano. Non parlano né di sé stesi, da quando si sono volontariamente ridotti alla sola funzione di dire di sì alle decisioni dei banchieri, né dei banchieri e del loro tirannico modo di governare i popoli. Un silenzio che dura da troppo tempo anche perché, da quando la crisi ha raggiunto il suo culmine con il terribile anno 2011, il tempo, come abbiamo già notato, sembra diventato inafferrabile, impossibile da padroneggiare. Tutti si aspettano che siano gli esperti, i politici a traghettare i sudditi, ridotti alla veste di “ombre”, lungo la strada che porta alla luce. I politici, però, sanno bene che questa strada non esiste perché  l’unica possibile comporterebbe rimettere in questione l’unificazione europea, il dominio dei banchieri, cosa che nessuno osa neanche porre di fronte a sé. Ripetono perciò che “si vede la luce in fondo al tunnel”, ma è il tunnel che non è per nulla un tunnel, un corridoio da percorrere per raggiungere una meta: è invece la situazione, è la realtà.

Quel possente dolore di cui parlava Georg Trakl non aiuta ad accendere la fiamma dello spirito nei nostri giovani, non corrisponde a ciò che stanno vivendo perché non sanno neanche che quello che soffrono è un possente dolore. Sono al di là della percezione del dolore. Si aggirano “soli”, chiusi ad ogni mondo che non sia quello riflesso nell’a tu per tu con il loro computerino. Una solitudine nuova, tragicamente, vuota, quella che sperimentano i nostri giovani e che parla anch’essa della fine dell’Europa. Non hanno nulla da dire a nessuno. Questo silenzio, però, questo vuoto, dice una cosa terribile: che non abbiamo consegnato loro, nella rovina in cui siamo sprofondati, neanche quell’ardente fiamma dello spirito di cui parla Trakl e che fino ad oggi gli uomini che si sono succeduti in Europa hanno sempre tenuto accesa e consegnato, attraverso i secoli, ai loro discendenti. Lasceremo che i banchieri spengano anche questa fiamma?

Luciano Barra Caracciolo MERCATI E COSTITUZIONE: “INTERVISTA” A CALAMANDREI. MA WEIDMAN E OETTINGER STRICTO IURE HANNO RAGIONE

Alberto Bagnai Öttinger

Manifesto GIG abbozzato

Intro

Nel mondo, la giustizia intergenerazionale trova scarsa applicazione perché le poche norme volte a tutelare e a garantire le generazioni future – sia nel diritto internazionale, sia nei vari diritti nazionali –  hanno per lo più carattere di principio o di indirizzo, senza però prevedere procedure o strumenti per far valere i diritti in sede giudiziale. Nella stessa Costituzione italiana, sebbene per alcuni versi si possa ritenere tacita (artt. 2, 4 e 9 Cost.), manca qualsiasi riferimento esplicito alla tutela dei diritti e degli interessi delle successive generazioni.

Purtroppo, viviamo in un epoca in cui sembra difficile tutelare tutti i componenti delle generazioni presenti, un’epoca dove i primi articoli della Costituzione non si riescono ad applicare e dove le disuglianze sociali ed economiche stanno aumentando.

Tutelare per legge le generazioni future potrebbe forse essere il primo passo per tutelare maggiormente le generazioni presenti.

Raffaele Bifulco sottolinea che “esiste un obbligo, in capo alla generazione presente, di continuare la catena intergenerazionale, di evitare quindi l’estinzione della specie umana. L’esistenza di tale obbligo è infatti presupposta nello scopo stesso del diritto che, in quanto regolatore sociale, si occupa della sopravvivenza dell’uomo” (2008).

Cornice base

Il principio di responsabilità e l’imperativo “che vi sia un’umanità” di Hans Jonas (v. Il principio responsabilità, 1979) sintetizzabile in: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra”. 

I tre principi alla base dell’equità intergenerazionale di Edith Brown Weiss:

  1. La conservazione delle opzioni (conservation of options): a ciascuna generazione dovrebbe essere richiesto di conservare e mantenere la diversità delle risorse naturali e culturali in modo tale da non ridurre le opzioni possibili per le future generazioni di risolvere i loro problemi e di soddisfare i loro stessi valori. Le generazioni future hanno diritto alla diversità pari a quella goduta dalla precedente generazioni;
  2. La conservazione della qualità (conservation of quality): a ciascuna generazione dovrebbe essere richiesto di mantenere la qualità del pianeta in modo tale che questo non venga trasmesso in condizioni peggiori di quelle in cui è stato ricevuto;
  3. La conservazione dell’accesso (conservation of access): ciascuna generazione dovrebbe fornire ai suoi membri uguali diritti di avvesso all’eredità delle generazioni passate e dovrebbe conservare questo accesso per generazioni future.

La Costituzione Italiana:

1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al 
progresso materiale o spirituale della società.

9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Auspici per un futuro prossimo:

  1. Maggiore consapevolezza e attenzione degli organi politici e di informazione sulle questioni intergenerazionali;
  2. L’ampliamento della soglia minima di età dell’elettorato attivo, includendo i cittadini di anni 16;
  3. L’inserimento esplicito della tutela dei diritti delle generazioni presenti e future nella Costituzione e nei vari statuti regionali;
  4. L’istituzione di una Commissione con potere di veto e di indirizzo per materie legislative riguardanti le differenti generazioni, incluse quelle future (v. ad es. il tentativo fatto dal Parlamento Israeliano con la Commission for Future Generations)
  5. L’adozione di politiche intergenerazionali a livello ambientale, economico e sociale da parte delle istituzioni nazionali e locali (in linea con i Sustainable Development Goals – Agenda 2030);
  6. L’applicazione di quante più convenzioni, dichiarazioni e carte varie a tutela del futuro dell’uomo e del pianeta;
  7. La creazione di una speciale Corte di Giustizia a tutela delle generazioni giovani e future. 

Ulteriori spunti da:

World Future Council – Future Justice

Intergenerational Foundation – A Manifesto for Younger and Future Generations

AGE Platform EuropeManifesto for an Age-Friendly European Union by 2020



Biblio:

Lo scandalo del futuro

Di seguito pubblico alcuni estratti dell’introduzione del bellissimo libro di Ferdinando G. Menga Lo scandalo del futuro – Per una giustizia intergenerazionale (2016).

UN NERVO ANCORA SCOPERTO PER LA RIFLESSIONE ETICA CONTEMPORANEA

“Tutti gli uomini sono pronti a riconoscere una morale rigorosa quando non si tratta di applicarla” (Simone Weil, Lezioni di filosofia)

 

copertina di Lo scandalo del futuroLa questione riguardante la responsabilità nei confronti delle generazioni future si presenta ormai come compito improcrastinabile in ogni ambito della vita pubblica: dai dibattiti scientifico-disciplinari al settore dei media fino alle odierne agende politico-istituzionali nazionali e di governance internazionale. La crescente preoccupazione per temi quali il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, l’esigenza di uno sviluppo sostenibile, ma anche la protezione del comune patrimonio genetico e culturale, ruota costantemente attorno alla medesima domanda:come lasciare in eredità una vita degna d’essere vissuta tanto ai nostri successori, quanto agli abitanti del pianeta di un futuro lontano

Per quanto però la percezione di un tale richiamo alla responsabilità pssa mostrare un carattere esteso, diffuso e addirittura urgente a livello socio-politico, a livello teorico, la questione concernente la sua stessa giustificabilità o fondatezza permane tutt’oggi un tema ancora irrisolto. Non appena si a indagare, infatti, la situazione del dibattito in corso, ci si imbatte immancabilmente nella pietra d’inciampo – nello skandalon vero e proprio – di un’inconciliabile divergenza di fondo che palesa una tensione dal carattere squisitamente teorico assai rilevante: quella tra le posizioni a chiaro sostegno di una responsabilità intergenerazionale e quelle che, invece, teorizzano l’assenza (o la tenuta assai ridotta) di un fondamento motivazionale davvero in grado di giustificarla.

Nel quadro di una tale divergenza e alla luce della sua elevata posta in gioco, la riflessione filosofica è, pertanto, oggi più che mai chiamata a prendere posizione e, per quanto possibile, a cercare nuove strade e prospettive al fine di illuminare in modo rinnovato gli aspetti e gli snodi fondamentali concernenti una vera e propria giusitficabilità della responsabilità verso le generazioni future. […]

Pertanto, la questione cruciale che bisognerà porsi sarà la seguente: in che termini si può sostenere in modo convincente la fondatezza morale di una responsabilità verso le generazioni future alla luce delle teorie che ne attenuano o addirittura negano la giustificabilità. […]

Il nucleo fondamentale del mio contributo si proporrà esattamente di individuare una tale impostazione alternativa in un’etica di carattere fenomenologico fondata sul primato di una responsabilità che insorge non dall’estensione del modello contrattualista centrato sul presente e sulle reciprocità dei presenti, non da calcoli utilitaristici e neppure da un’impostazione atemporale di tipo metafisico-giusnaturalista, bensì a partire da un appello da parte di un’alterità genuinamente connessa al futuro. […]

Come sottolinea l’autore nel prosieguo dell’introduzione, questo suo “contributo intende collocarsi nella posizione intermedia che separa uno studio di carattere introduttivo da un’indagine teorica vera e propria che si inserisce nel dibattito con una linea argomentativa chiara e rigorosa”, fornendo al lettore non “semplicemente un passaggio in rassegna delle maggiori teorie al riguardo”, ma orientandolo “a partire da una prospettiva ermeneutica ben precisa” e riuscendosi benissimo. Il libro infatti costituisce un ottimo punto di partenza per poi approfondire tutti i vari aspetti filosofici e teorici collegati alla giustizia intergenerazionale.


Voglio che le cariche importanti,
dove si decide per il mondo
vengano assegnate solo a donne
madri di figli.
Sarei così curioso di vedere
se all’interno delle loro decisioni
riuscirebbero a scordarsi il loro futuro.
E il tetto delle nostre aspettative,
è così basso che si potrebbe anche toccare.
La vita media di una prospettiva è una campagna elettorale.
Ambiente non è solo un’atmosfera,
una rogna nelle mani di chi resta,
e il sasso su cui poggia il nostro culo
è il padrone della festa. (…)
(Il padrone della festa di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri)