Qualche idea e il sostegno alle famiglie e alla natalità nei programmi elettorali

Qualche idea sui possibili aiuti alle famiglie e alla natalità nel video di Franco Fracassi via PandoraTv

Di seguito l’articolo di Roberto Impicciatore Elezioni Politiche 2018. Il sostegno alle famiglie e alla natalità nei programmi elettorali via Neodemos.

Il tema del sostegno alle famiglie e alla natalità mostra una rilevanza maggiore di quanto appariva nelle tornate elettorali precedenti (si veda, per le elezioni del 2013, Quale demografia nei programmi elettorali?). Non è da escludere che questo sia l’esito della paura che la popolazione italiana in diminuzione possa essere “sostituita” con la popolazione immigrata anziché di una effettiva consapevolezza degli squilibri demografici in atto generati da una fecondità ormai stabilmente sotto la media di 1,4 e dunque ben lontana dalla soglia di rimpiazzo assicurata da 2,1 figli per donna. È ormai dal 2013 che ogni nuovo anno battiamo puntualmente il record negativo nel numero di nuovi nati aggiornando il numero più basso mai registrati dall’Unità d’Italia in poi (464mila nel 2017). Tuttavia, a prescindere da quale sia la causa scatenante, si è diffuso un ampio consenso sull’importanza di fare di più e meglio per sostenere le famiglie e per facilitare la scelta di avere figli. In Italia la fecondità desiderata è pari a circa due figli, uno dei valori più alti in Europa, e i tentativi compiuti negli ultimi anni per ridurre il gap con la fecondità effettivamente realizzata hanno avuto un successo molto modesto, se non nullo. In particolare, a poco sono serviti nel recente passato i vari bonus distribuiti a pioggia che sembrano essere più delle misure con un immediato ritorno elettorale che efficaci strategie. La novità principale nei programmi elettorali delle Politiche 2018 è la netta impressione che le forze politiche in competizione abbiano recepito la necessità di dover combinare il sostegno monetario con i servizi, con le agevolazioni fiscali e la flessibilità negli orari di lavoro e nei congedi.

La rilevanza data al tema delle famiglie con figli appare evidente anche nella retorica usata nei programmi elettorali: dalla promessa di “rivoluzione copernicana” del Partito Democratico, all’intenzione di triplicare le risorse attualmente investite per famiglia e natalità annunciata da Matteo Salvini perché quella demografica rappresenta è “la più grande e più sottovalutata delle emergenze che viviamo”, fino ad arrivare all’annuncio del “più imponente piano di sostegno alle famiglie e alla natalità della storia d’Italia” da parte di Giorgia Meloni.

Gli strumenti proposti nei programmi elettorali riguardano principalmente, la revisione del sistema fiscale che preveda un alleggerimento del carico fiscale per le famiglie con figli, i trasferimenti monetari, la gratuità degli asili nidi e la regolamentazione dei congedi e degli orari di lavoro. Nel complesso, si tratta di proposte varie e spesso condivisibili ma la generosità delle promesse sul tema familiare deve fare i conti con i costi elevati e l’effettiva copertura finanziaria. Inoltre, spesso non risultano dettagliate in maniera tale da poterne valutare la reale fattibilità o non entrano nel merito delle cifre proposte. Cerchiamo di vedere più nello specifico le proposte presenti nei programmi elettorali.

Forza Italia

Come per tutte le altre forze del centrodestra, Forza Italia si pone come obiettivo quello di riformare il sistema fiscale inserendo un quoziente familiare. Nel ribadire la rilevanza della famiglia come nucleo della società, il programma di Forza Italia rilancia un piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli. Infine, si sostiene la difesa delle pari opportunità e la tutela delle donne con riconoscimento pensionistico a favore delle madri. Si tratta, tuttavia, di proposte con un ridotto livello di dettaglio.

Fratelli d’Italia (FdI)

Come già sottolineato in precedenza, il partito di Giorgia Meloni pone in primissimo piano il sostegno alle famiglie e alla natalità. Nelle indicazioni del programma si evidenzia un piano di sostegno alla natalità che prevede un assegno familiare di 400 euro al mese per i primi sei anni di vita di ogni minore a carico per le famiglie con redditi sotto gli 80 mila euro annui. Così come per gli altri partiti del centrodestra, si sostiene l’applicazione del quoziente familiare come criterio di tassazione del reddito familiare. Inoltre, FdI promette: asili nido gratuiti e aperti fino a tardi e nel periodo estivo; la deducibilità del lavoro domestico; un congedo parentale coperto fino all’80%; incentivi alle aziende che assumono neomamme e donne in età fertile; la tutela delle madri lavoratrici e incentivi alle aziende per gli asili nido aziendali; la deducibilità del costo ed eliminazione dell’IVA sui prodotti per la prima infanzia e un intervento sul costo del latte artificiale.

Lega (LN)

La paura di un declino demografico e di un precoce invecchiamento della popolazioneitaliana sono particolarmente evidenti nei punti programmatici della Lega Nord. Per invertire la rotta di una popolazione che potrebbe scomparire o, forse peggio, essere sostituita da popolazioni in arrivo da altri paesi, è necessario, secondo il partito di Matteo Salvini, un piano strutturale di rilancio della natalità che passi, in primo luogo, attraverso il riconoscimento di un contributo di 400 euro al mese (detassati) ai genitori per ogni nuovo nato, fino al diciottesimo anno di età del figlio. Non stupisce che la misura sia prevista solo per i cittadini italiani (con almeno 20 anni di residenza alle spalle). In secondo luogo, la LN prevede asili nidi gratuiti per le famiglie italiane (o residenti in Italia da almeno 5 anni) a condizione di avere sia un reddito al di sotto dei 50.000 euro lordi sia entrambi i genitori già occupati, il che, di fatto, esclude dalla misura un numero elevato di famiglie. Inoltre, la Lega prevede di eliminare l’IVA sui prodotti della prima infanzia, la copertura dei contributi per le persone assunte in sostituzione di maternità e l’innalzamento delle retribuzioni delle donne in periodo di maternità facoltativa. Il ruolo primario della famiglia nell’educazione, nella cura e nella presa in carico dei figli, viene fortemente sostenuto dalla LN anche attraverso l’introduzione di una “no tax area mobile” crescente in base ai carichi familiari e l’innalzamento della soglia di reddito sotto la quale considerare un congiunto come “a carico” (dai 4 mila a circa 6.500). Inoltre, la Lega intende incentivare le iniziative tese a facilitare la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia. Curiosamente, come esempio in tal senso viene considerato la limitazione delle liberalizzazioni degli orari di apertura dei negozi al fine tutelare il riposo domenicale e festivo dei commercianti, senza tener conto che questa strategia potrebbe complicare la vita degli altri genitori lavoratori.

Movimento 5 Stelle (M5S)

Sottolineando il notevole gap tra fecondità desiderata e realizzata nel nostro paese e prendendo come riferimento il modello francese di sostegno alle famiglie, il M5S dedica uno dei 20 punti del proprio Programma Politico alle famiglie con figli e prevede di arrivare gradualmente ad uno stanziamento di 17 miliardi di euro annui aggiuntivi per aiutare le famiglie con figli. Tra le misure previste, ci sono non meglio precisati rimborsi per i costi degli asili nido, dei pannolini, baby sitting e di assegno di istruzione, l’introduzione dell’iva agevolata per prodotti neonatali, per l’infanzia e per la terza età e l’innalzamento dell’importo detraibile per assunzione di colf e badanti. Sebbene non sia esplicitamente menzionato tra i 20 punti del programma, il M5S promuove, come tutte le forze del centrodestra, il sistema fiscale basato sul quoziente familiare.

+Europa

Le politiche per la famiglia sono inserite in un più generico piano di riduzione della povertà. Il focus principale è sul lavoro femminile e sugli strumenti di conciliazione lavoro-famiglia. La lista di Emma Bonino si propone di facilitare la conciliazione assicurando il funzionamento degli asili nido in orari più estesi, promuovendo il ritorno delle donne al lavoro dopo la maternità e garantendone la retribuzione e l’inquadramento professionale. Infine, merita attenzione la proposta di superare il congedo di maternità in favore del congedo parentale, usufruibile tanto dalle donne quanto dagli uomini.

Partito Democratico (PD)

Il PD è il partito di centrosinistra che dedica maggior attenzione al tema delle famiglie con figli. Sottolineando che nei paesi dove le donne lavorano di più si fanno anche più figli, il PD propone una serie di manovre che si pongono come chiaro obiettivo quello di incrementare contemporaneamente sia la natalità sia l’occupazione femminile. La principale proposta consiste in una operazione fiscale di sostegno alle famiglie italiane che prevede 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito fino a 100 mila euro l’anno e quindi in grado di raggiungere anche gli incapienti sotto forma di assegno e con un sistema di riduzione dei benefici progressivo per redditi più elevati. Nel programma il PD fornisce il seguente esempio: una famiglia con un solo reddito da lavoro dipendente di 35 mila euro annui e con due figli a carico minorenni riceverebbe 1400 euro di reddito disponibile in più. Questa misura avrebbe un costo di circa 9-10 miliardi all’anno, paragonabile a quello degli 80 euro. Restano, tuttavia, indefinite alcuni aspetti non secondari come, ad esempio, il criterio che definisce le fasce di reddito (se lordo, netto, o ISEE). Al fine di conciliare lavoro e famiglia, il PD si propone di rendere obbligatoria la concessione del lavoro agile (smart work) per la fase di rientro al lavoro dopo la maternità ed estendere a 10 giorni il congedo obbligatorio per i padri. Inoltre, intende allargare l’offerta pubblica di asili e garantendo 400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni per la retta dell’asilo nido o per il rimborso delle spese di baby sitting. Infine, il PD si impegna anche a offrire un sostegno economico alle madri che vogliono tornare al lavoro. Attualmente, le mamme dopo la fine della maternità obbligatoria possono restare a casa per ulteriori 6 mesi con una retribuzione pari al 30% dello stipendio. Questo beneficio spetterà, anche alle donne che tornano a lavorare, sotto forma di buono per le spese di cura.

Liberi e Uguali

Manca nel programma un’esplicita sezione dedicata al sostegno delle famiglie così come non compare nel testo la parola conciliazione e non viene affrontato il tema dei congedi e della flessibilità oraria. Si enuncia una generica intenzione di moltiplicare l’offerta pubblica di nidi e di rendere universale la scuola dell’infanzia mentre maggiore enfasi viene posta sulla necessità di unificare le detrazioni per carichi familiari con gli assegni familiari in un unico strumento di sostegno alle famiglie (come propone anche il PD) all’interno di un programma che tende a sostenere e di rafforzare la progressività degli scaglioni di reddito.

Noi non ci saremo

Noi non ci saremo. Noi non ci saremo ai prossimi mondiali di calcio ed a chissà quali altri eventi della Storia. Come Italia e come italiani.

(..) E il vento d’estate che viene dal mare
intonerà un canto fra mille rovine,
fra le macerie delle città, fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà,
fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.
E dai boschi e dal mare ritorna la vita,
e ancora la terra sarà popolata;
fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni e ancora il mondo percorrerà
gli spazi di sempre per mille secoli almeno,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo,
ma noi non ci saremo…

Non ci saremo perché semplicemente non ci saremo.

Non ci sono più i numeri per invertire la tendenza demografica, sociale ed economica declinante dell’Italia. Andiamo verso l’estinzione. È dalla fine della prima Repubblica che l’Italia sta lentamente morendo. Piano piano si stanno vedendo i risultati di totale mancanze di politiche a medio-lungo termine. Il calcio perfetto specchio dell’Italia. Una classe dirigente nella politica e nell’economia vecchia, totalmente incapace di creare alcun valore aggiunto e maggior benessere per le generazioni a venire, anzi..
E se per il calcio probabilmente si è toccato il punto limite, purtroppo per la società italiana questo toccare il fondo ancora dovrà arrivare. E basta leggere persone intelligenti come ad esempio Bagnai o Barnard per capire la fine che faremo.

A tal proposito, oggi mi vengono in mente alcune parole di due “vecchi” che ho ammirato e che hanno fatto della ricerca e della divulgazione la loro missione di vita: Piero Angela e Tiziano Terzani.

In un’intervista ripresa da dagospia Piero Angela alla domanda di cosa auspicasse per i giovani ha affermato: «La capacità di informarsi correttamente, con strumenti affidabili. I giovani avranno davanti un futuro non facile, perché tutto cambia troppo velocemente. E poi siamo destinati a fare i conti con un mondo diverso, fatto di vecchi, immigrati e pochi bambini. Il dramma della longevità è che va di pari passo con la denatalità, con una spesa sociale per le famiglie troppo bassa».

Nel 2008 con il suo libro Perché dobbiamo fare più figli? ci metteva in guardia sul problema demografico in Italia:

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Prendete un mazzo di carte da gioco e posatelo sul tavolo. Chiedete ad un amico di “tagliare” il mazzo di dividerlo in due. Le 52 carte, una volta dimezzate, si ridurranno a 26.
Fate tagliare una seconda volta: ne rimarranno 13. Dopo un terzo taglio le carte si ridurranno a 6 o 7.
In soli tre tagli, cioè, il mazzo è passato da 52 a 6 o 7 carte.
Per le nuove generazioni italiane sta succedendo qualcosa del genere. A ogni ricambio generazionale i neonati si stanno quasi dimezzando. 
In tutti questi anni si è parlato soprattutto della sovrappopolazione nel mondo e dei rischi connessi. Ed è vero. È una grave distorsione che pagheremo cara. Ma questa esplosione demografica ha avuto luogo nelle regioni più povere del pianeta: quelle che faranno salire a oltre 9 miliardi la popolazione mondiale nel 2050.
Accanto questo squilibrio ve ne è un altro, di segno opposto, che si sta verificando nei paesi sviluppati, e in particolare l’Italia: l’eccesso di denatalità. L’Italia è fra i paesi al mondo dove nascono meno figli. E questo sta portando a conseguenze traumatiche. Perché in questo caso non si tratta più di una sana ed auspicata riduzione della popolazione (che comunque in Italia sta avvenendo), ma anche qui di una distorsione pericolosa soprattutto per la velocità con cui si verifica.

Nell’ultimo capitolo di Un altro giro di giostra Terzani dopo averci fatto girovagare per il mondo alla ricerca di sé e della miglior guarigione per il proprio cancro (che lo porterà alla morte nel 2004) ci rende partecipe di alcune considerazioni sulla fine del suo viaggio.
Sono riflessioni che possono valere per qualsiasi cosa e persona. Una vita, una famiglia, una nazione, una partita di calcio. Un altro giro, un’altra fine e un altro inizio.

Risultati immagini per terzani un altro giro di giostra longanesi

[…] Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui tallone per ore e ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po’ più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale la pena predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell’economia di mercato? A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di agire? […]
Un lieto fine questo?
E che cos’è lieto, in un fine? E perché tutte le storie ne debbono avere uno? E quale sarebbe un lieto fine per la storia viaggio che ho appena raccontato? “…e visse felice e contento”? Ma così finiscono le favole che sono fuori dal tempo, non le storie della vita che il tempo comunque consuma. E poi chi giudica ciò che è lieto e ciò che non lo è?
A conti fatti anche tutto il malanno di cui ho scritto è stato un bene o un male? È stato, e questo è l’importante. È stato, e con questo mi ha aiutato, perché senza quel malanno non avrei mai fatto il viaggio che ho fatto, non mi sarei mai posto le domande che, almeno per me, contavano.
Questa non è un’apologia del male o della sofferenza – e a me ne è toccata ancora poca. È un invito a guardare il mondo da un diverso punto di vista e a non pensare solo in termini di ciò che ci piace o meno.
E poi: se la vita fosse tutto un letto di rose sarebbe una benedizione o una condanna? Forse una condanna, perché se uno vive senza mai chiedersi perché vive, spreca una grande occasione. E solo il dolore spinge a porsi
la domanda.
Nascere uomini, con tutto quel che comporta, è forse un privilegio. Secondo i Purana, le antiche storie popolari indiane, persino le creature celesti a cui tutto era dato e che conoscevano solo il bello, il bene, la gioia, dovevano a un certo punto nascere uomini, appunto perché anche loro potessero scoprire il contrario di tutto questo e capire il significato della vita. E la prova non può essere che su sé stessi. Bisogna personalmente fare l’esperienza per capire. Altrimenti si resta solo alle parole che di per sé non hanno alcun valore, non fanno né bene né male. 
[…]


28.11.2017 Quei centomila italiani mai nati negli anni della crisi economica

22.11.2017 Verso la metà del secolo. Un’Italia più piccola?

Il futuro demografico del paese

Il 26 aprile è uscito il report dell’Istat IL FUTURO DEMOGRAFICO DEL PAESE
Previsioni regionali della popolazione residente al 2065. Riporto la nota introduttiva ed alcuni estratti.

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La popolazione residente attesa per l’Italia è stimata pari, secondo lo scenario mediano, a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. La perdita rispetto al 2016 (60,7 milioni) sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2045 e di 7 milioni nel 2065. Tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici, la stima della popolazione al 2065 oscilla da un minimo di 46,1 milioni a un massimo di 61,5. La probabilità di un aumento della popolazione al 2065 è pari al 7%.

Nello scenario mediano, mentre nel Mezzogiorno il calo di popolazione si manifesterebbe lungo l’intero periodo, per il Centro-nord, superati i primi trent’anni di previsione con un bilancio demografico positivo, un progressivo declino della popolazione si compierebbe soltanto dal 2045 in avanti. La probabilità empirica che la popolazione del Centro-nord abbia nel 2065 una popolazione più ampia rispetto a oggi è pari al 31%, mentre nel Mezzogiorno è pressoché nulla.

Appare dunque evidente uno spostamento del peso della popolazione dal Mezzogiorno al Centro-nord del Paese. Secondo lo scenario mediano, nel 2065 il Centro-nord accoglierebbe il 71% di residenti contro il 66% di oggi; il Mezzogiorno invece arriverebbe ad accoglierne il 29% contro il 34% attuale.

Le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi. Nello scenario mediano, dopo pochi anni di previsione il saldo naturale raggiunge quota -200 mila, per poi passare la soglia -300 e -400 mila unità in meno nel medio e lungo termine.

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Ciao maschio e suicidio demografico

“Dovunque la fertilità è sotto la soglia minima di sopravvivenza della popolazione. In italia in 50 anni abbiamo perso il 50% delle nascite ed ogni anno i demografi ci ricordano che il numero dei morti supera quello dei nati. Se continuiamo così, con 1,3 figli in media a donna ci avviamo dritti dritti a veder scomparire nel giro di tre generazioni il 60% dei giovani, un suicidio demografico.”

qui la puntata completa del 13.03.2017 di Presa Diretta

L’infertilità dramma occidentale

estratti dall’articolo L’infertilità dramma occidentale di Roberto Volpi del 19 dicembre 2016

C’è un problema di infertilità della popolazione italiana che va ben al di là del numero delle nascite, in calo da anni e anni e che ormai da un anno all’altro fa segnare il record storico delle minori nascite di sempre nel nostro paese. Non sono infatti soltanto le nascite a perdere terreno inesorabilmente, sono i concepimenti nel loro complesso – dati dalle nascite più le interruzioni volontarie di gravidanza e gli aborti spontanei – a perderne ancora di più dal momento che gli aborti, sia volontari che spontanei, registrano un crollo di proporzioni assai superiore a quello delle nascite.

(..)

Ma non si può ignorare la questione di fondo, semplicissima e riassumibile in questi termini: per avere la capacità di fare figli bisogna farli, i figli, perché se non si fanno quella capacità si indebolisce e declina. Ora, il punto è questo: che in occidente, e l’Italia ne è la punta di lancia, sta sempre più precipitando, tra sfiducia nel futuro, scetticismo esistenziale e individualismo, la voglia stessa di fare figli, mentre quei pochi che si fanno si pretendono esenti da rischi: cosicché li si sposta sempre un po’ più in là nel tempo, a sicurezze personali e famigliari tutte acquisite. Ed è così che l’orizzonte esistenziale dell’individuo si presenta mai come oggi tanto privo, e privato, della prospettiva dei figli. Ma se questa prospettiva viene meno, scompare anche la capacità fisiologica di renderla concreta. 

Gli ultimi indicatori Istat sulla popolazione italiana

estratti da Indicatori demografici – stime per l’anno 2015 pubblicato da Istat il 19 febbraio 2016

Infografica 2015

Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti.

I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L’età media delle madri al parto sale a 31,6 anni.

Il saldo migratorio netto con l’estero è di 128 mila unità, corrispondenti a un tasso del 2,1 per mille. Tale risultato, frutto di 273 mila iscrizioni e 145 mila cancellazioni, rappresenta un quarto di quello conseguito nel 2007 nel momento di massimo storico per i flussi migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero di stranieri sono state 245 mila e 28 mila i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l’estero riguardano 45 mila stranieri e 100 mila italiani.

Gli ultrasessantacinquenni sono 13,4 milioni, il 22% del totale. In diminuzione risultano sia la popolazione in età attiva di 15-64 anni (39 milioni, il 64,3% del totale) sia quella fino a 14 anni di età (8,3 milioni, il 13,7%). L’indice di dipendenza strutturale sale al 55,5%, quello di dipendenza degli anziani al 34,2%.

Diminuisce la speranza di vita alla nascita. Per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (da 85). L’età media della popolazione aumenta di due decimi e arriva a 44,6 anni.

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