Conflitto ed equità tra le generazioni

Nell’ambito dei sistemi di previdenza sociale il conflitto tra generazioni nasce dalla presenza di una quota crescente di popolazione anziana (dovuta all’aumento della vita media e al calo demografico) e dal fatto che le pensioni vengono pagate in base ai contributi prelevati sulle retribuzioni dei lavoratori occupati. Vari autori sostengono che la crisi dei sistemi di Welfare finirà col produrre una situazione nella quale una generazione di lavoratori sarà gravata di pesanti contributi per il pagamento delle pensioni della popolazione anziana, mentre non potrà godere degli stessi benefici quando essa stessa arriverà all’età del pensionamento.
Anche l’accumulazione del debito pubblico è stata vista in termini di conflitto ‘oggettivo’ tra le generazioni che godono dei benefici delle maggiori risorse rese disponibili dall’accensione del debito e le generazioni che, invece, attraverso il prelievo fiscale o il congelamento del debito, dovranno restituire il debito stesso. Si ribalterebbe cioè il modello tradizionale in base al quale la generazione dei padri risparmia a favore della generazione dei figli: in questo caso la generazione dei figli dovrà pagare i debiti contratti dalla generazione dei padri.
Mentre questi aspetti del conflitto generazionale vedono contrapposte le generazioni degli adulti alle generazioni dei giovani, il consumo di risorse non rinnovabili e i danni irreversibili prodotti all’ambiente naturale e storico vedono contrapposte le generazioni attuali alle future. I movimenti ecologisti si presentano infatti spesso come difensori e tutori degli interessi delle generazioni future che, proprio per il fatto di non essere ancora nate, non possono far valere i loro interessi attraverso i meccanismi della rappresentanza. Anche in questo caso si tratta di un problema di giustizia distributiva, cioè di equità, tra le generazioni.
Problemi di questa natura sono tipici delle società moderne, le prime nella storia che, per effetto delle tecnologie oggi disponibili, sono in grado di produrre modificazioni permanenti e di grande portata nell’ambiente naturale e umano, che si ripercuoteranno sulle condizioni di vita delle generazioni future. Da qui nasce l’esigenza di includere, nell’orizzonte temporale delle scelte strategiche, i valori e gli interessi delle generazioni future e non solo di quelle contemporanee.