Dare il voto ai sedicenni

L’articolo Tutte le ragioni per dare il voto ai sedicenni uscito sul numero 25/2017 di pagina99 e firmato da Marco Filoni e Pietro Intropi prende spunto dalla proposta dei 5S e dal paper di ricerca Why the voting age should be lowered to 16 di Tommy Peto per analizzare le possibili ragioni per dare il voto ai sedicenni.

Il tema dell’abbassamento dell’età per avere il diritto di voto non è nuovo, poiché già alcuni paesi permettono ai minori di anni 18 di votare alle elezioni ed è negli obiettivi programmatici della Foundation for the Rights of Future Generations, della Intergenerational Foundation e di Future Justice.
Al di là delle ragioni etico-politiche, a me preme anche ricordare le ragioni numeriche di questa necessità. I giovani sono sempre di meno e quindi contano sempre di meno. Come sottolinea l’ultimo Bilancio nazionale dell’Istat, continua il calo di nascite e come Marco Aime e Luca Borzani ci ricordano nel loro ultimo libro Invecchiano solo gli altri:

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Da un punto di vista cronologico l’onda lunga del baby boom si è ampiamente esaurita. Se osserviamo i dati forniti dall’Istat sui tassi di natalità e di mortalità dal dopoguerra ad oggi balza agli occhi come si sia passati dalle 938.855 nascite del 1950 alle 485.780 nascite del 2015, anno in cui per la prima volta le nascite in Italia sono scese sotto le 500.000. Un dimezzamento netto, ancora più marcato se si tiene conto che la popolazione è aumentata di 14 milioni. Con il 2016 il tasso di natalità si è ulteriormente ridotto. Questo calo delle nascite fa sì che oggi la mappa demografica del nostro paese mostri un evidente invecchiamento della popolazione. (..)

(..) Si può quasi apertamente parlare di dittatura degli anziani. Se, come abbiamo visto, oggi ci sono 1,5 ultracinquantenni per ogni ragazzo sotto i quattordici anni, nel 2030 questa cifra aumenterà a 2,07; il che tradotto in termini elettorali significa che i “vecchi” incideranno sulla base dei votanti per oltre un  quarto complessivo dell’elettorato. E gli anziani sembrerebbero avere una concezione tendenzialmente egoistica e individualistica dell’esistenza, connessa alla loro più breve aspettativa di vita. Come scrive l’economista Sergio Noto: “Ciò che li caratterizza è il loro istinto di sopravvivenza, l’attaccamento alle cose e alle abitudini quotidiane […] Vogliono ospedali, non scuole. Vogliono assistenza domiciliare, non biblioteche. Vogliono marciapiedi e panchine, non comunicazioni rapide e a basso costo”.
Se da un lato l’immagine degli anziani assume il volto arcigno e un po’ stereotipato tratteggiato da Noto, dall’altro larga parte (non tutti, certo) di questi anziani non vuole più solo panchine e marciapiedi, quanto piuttosto non mollare il colpo. Continuare a conservare una centralità sociale. È la vecchiaia minimizzata, nuova e diffusa forma di mimetismo sociale.

Altre misure che secondo me andrebbero prese per coinvolgere maggiormente i giovani alla partecipazione attiva e alla “conta” politica sono: eliminazione del limite dei 25 anni per esseri eletti alla Camera e dei 40 anni al Senato; eliminazione del limite dei 25 anni per votare al Senato; inserire un limite di età all’eleggibilità per le cariche politiche, che potrebbe aggirarsi intorno ai 70 anni.

Di seguito pubblico l’articolo di pagina99 Tutte le ragioni per dare il voto ai sedicenni di Marco Filoni e Pietro Intropi per pagina99 (neretto nel testo mio).

Andiamo con ordine. Qualche settimana fa Beppe Grillo – attraverso un post sul suo blog – ha dichiarato che «il M5s si batterà per dare il diritto di voto ai sedicenni».

È arrivato il momento di dare il voto ai sedicenni e ai diciassettenni?
Se nel nostro Paese mettessimo seriamente al centro delle cronache politiche questa domanda anziché lo sfiancante confronto sulla legge elettorale potremmo assistere a un dibattito interessante.

Quali sono le ragioni a sostegno dell’inclusione degli under 18 nei confini del club dei cittadini che godono di pieni diritti politici? Quali potrebbero essere le implicazioni dell’estensione del diritto di voto a questi adolescenti? Quali forze politiche potrebbero farsi promotrici di questa proposta nella prossima Legislatura?

Grillo lamentava, inoltre, che «solo in Italia per eleggere una delle due Camere [il Senato] bisogna aver compiuto 25 anni, causando distorsioni vistose nella composizione di Camera e Senato che sono tra le cause dell’ingovernabilità».

La dichiarazione del leader del M5s ha avuto scarsa eco nei media nostrani, ma la proposta merita di essere presa seriamente in considerazione.

In altri Paesi il tema è già entrato stabilmente nel dibattito politico. Prima delle elezioni politiche dello scorso 8 giugno, tutti i maggiori partiti politici del Regno Unito (il Labour, i liberal-democratici, i verdi) a esclusione del Partito Conservatore, hanno sostenuto nei loro programmi la proposta di allargare il diritto di voto anche ai 16-17enni.

In alcuni Paesi europei il voto ai 16-17enni è già realtà: in Scozia gli under 18 hanno potuto votare al Referendum per l’Indipendenza del 2014 (ma l’esclusione dei 16enni dal voto sulla Brexit ha suscitato notevoli polemiche) e, dal 2015, i più giovani possono esprimere il loro voto in tutte le consultazioni politiche (nazionali e locali) del loro Paese.

In Austria il voto agli under 18 è realtà dal 2007. In Germania il diritto di voto ai 16-17enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni Länder. Nel 2011 la Norvegia ha fatto un “trial” estendendo il diritto ai 16enni per le elezioni locali. Infine, tra i Paesi extra-europei che permettono il voto agli under 18, figurano Argentina, Brasile, Cuba , Ecuador, Nicaragua (si noti che in Argentina e Brasile il voto è obbligatorio per la fascia di età dai 18-70 anni, e che Cuba, Ecuador, e Nicaragua, non hanno regimi classificabili come democratici).

Sulla base di queste esperienze è possibile studiare il fenomeno, valutarne vantaggi e svantaggi, determinare gli scenari che si aprono nel campo democratico. L’ha fatto Tommy Peto, dottorando presso il Dipartimento di Scienze Politiche a Oxford, che recentemente ha pubblicato un articolo sulle ragioni morali che supportano la proposta di allargamento del diritto di voto ai 16enni, con un paper dal titolo Why the voting age should be lowered to 16 (Perché dovremmo abbassare l’età del voto a 16 anni).

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