Una generazione di cercatori? Con quali speranze?

5.2 I giovani fanno una nuova generazione in quanto si sentono e si rappresentano come cercatori. La nuova generazione è, sotto alcuni importanti aspetti, una generazione di cercatori, dentro un deserto. Qualcosa di analogo è già stato rilevato negli Usa [Roof 1993].
La domanda: “che cosa rende i giovani disponibili a diventare soggetti?” non trova più una risposta veramente plausibile nella cultura della modernizzazione globale.
Porre i giovani “nell’ambiente del sistema”, come fa Luhamnn, li fa solo fluttuare in un soggettivismo amorale. E non non possiamo che constatare, con un certo sconforto, quanta devastazione si produca nei giovani che vanno nell’ambiente del sistema come allo loro deriva.
La società moderna ha distrutto il senso delle generazioni come ha distrutto le foreste. Nella zone in cui la modernizzazione si è maggiormente consumata, noi oggi vediamo soprattutto giovani che sono individui isolati, bruciacchiati, senza memoria, senza storia, che si aggirano sulle rovine di una foresta devastata, individui che dovrebbero ricostruire la società. Questo è vero per il Nord-Ovest, ma anche nelle aree più degradate del Sud, dove i giovani sono allo sbando, senza aver potuto vedere i benefici economici della modernizzazione che è stata realizzata al Nord.
I giovani si domandano: “come sarà possibile per noi vivere assieme in queste condizioni?”. Alla cultura che risponde che ciò sarà possibile solo e soltanto attraversi una comune problematizzazione del mondo, queste nuove generazioni stanno cercando un’alternativa, che li faccia sentire soggetti.
Per arrivare a questo nuovo sentimento occorre percorrere la via della relazione sociale, che sola può relativizzare gli esiti attuali della condizione giovanile vissuta come pura moratoria, consentendo alle generazioni di riallacciare un dialogo, fatto di reciproche identità relazionali, per uscire – in avanti e non indietro – dai labirinti della modernità.
Al centro di questo itinerario sta ciò che solo può generare e e riprodurre il senso relazionale della vita. Detto altrimenti: il senso della generazionalità è fortemente e profondamente religioso. Laddove questo senso entra in crisi e si perde, la generazionalità dei giovani viene meno, e con essa si perde quella visione del tessuto connettivo che è vitale per rendere tale il giovane, come per farlo diventare adulto. La società che è stata costruita negli ultimi decenni in Italia ha esasperato quei fattori che già oggi – fra i giovani – la rendono incline alla regressione culturale, e comunque ne mettono seriamente in pericolo le capacità di crescita umana. Con gravi responsabilità soprattutto di chi ha impedito che il sistema scolastico riconoscesse e promuovesse reali comunità educanti, basate sul nesso scuola-famiglia, anziché prendere la via – com’è avvenuto – di un anonimo sistema di illusorie opportunità di apprendimento basate sull’idea di una scuola eticamente neutra.
La società post-moderna che abbiamo di fronte, e che per tanti versi è già preannunciata in questi giovani, è una società che deve affrontare i risvolti negativi e gli effetti perversi di una moratoria imposta ai giovani, in condizioni di crescente incertezza.
L’ipoteca negativa che la società impone ai giovani è difficilmente assorbibile, sia per il singolo individuo sia per l’intera società. La corruzione che l’individuo sperimenta nella sua fase giovanile di vita ha possibilità empiricamente molto limitate di essere riassorbita nel resto del suo corso di vita. E la società, per rigenerarsi, necessita di molto tempo, cioè di molte generazioni, posto che riescano ad attivare circuiti virtuosi. Bisogna immettere la variabile “tempo generazionale” nel progetto culturale [Ruini et al. 1996] di cui si parla per l’Italia di domani.


30.11.2013 Millennial Searchers

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