Il discorso di una bambina – Rio 1992

Sono qui a parlare a nome delle generazioni future.
Sono qui a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono qui a parlare a nome del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perché non hanno più alcun posto dove andare.

Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono i buchi dell’ozono, ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche contiene.
Ero solita andare a pescare in Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori.
E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre.

Nella mia vita ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali pieni di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno vedere tutto questo.
Quando avevate la mia età vi preoccupavate forse di queste cose?
Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e nonostante ciò continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni.

Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, e mi chiedo se siete coscienti che non le avete neppure voi.
Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie di animali estinta, non potette far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è solo un deserto!
Se non sapete come fare a far ritornare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.
Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d’affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli.

Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, per la verità una famiglia di 30 milioni di specie e nessun governo, nessuna frontiera potrà cambiare questa realtà.
Sono solo una bambina, ma so che dovremmo tenerci per mano e agire come un solo mondo che ha un singolo scopo.
La mia rabbia non mi acceca e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo ciò che sento.

Nel mio paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via e tuttavia i paese del nord no condividono con i bisognosi. Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare un po’ della nostra ricchezza.

In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi di acqua, cibo, case, abbiamo orologi, biciclette, computer e televisioni. La lista può andare avanti per due giorni.
Due giorni fa, siamo rimasti scioccati, mentre trascorrevamo un po’ di tempo con i bambini di strada. Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: “Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore ed affetto.”
Se un bimbo di strada che non ha nulla è disposto a condividere, perché noi che abbiamo tutto siamo ancora così avidi?
Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini e hanno la mia stessa età e nascere in un paese o in un altro fa ancora tanta differenza. Potrei essere un bambino in una favela di Rio o uno bambino che muore di fame in Somalia, o vittima di guerra in medio oriente, o un mendicante in India.

Sono solo una bambina, ma so che se tutto il denaro speso per le guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra!
A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo. Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire le altre creature, a condividere le cose, a no essere avari. Allora perché voi fate proprio le cose che ci dite di non fare? Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perché le state facendo? Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere.
I genitori dovrebbero consolare i propri figli dicendo: “Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio.” Ma non credo che voi possiate più dirci queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorità?

Mio padre dice sempre che siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo.
Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole.

Grazie. Severn Cullis Suzuki