Il Ribelle

La parola Ribelle deriva dal latino REBELLEM, da RE di nuovo e BELLUM guerra: propr. ‘che ricomincia la guerra’, e dicevasi di ‘coloro che dopo essersi arresi, si sollevavano in armi contro il vincitore’, applicato per est. al cittadino ‘che si solleva contro un’autorità legittima del suo proprio paese’; fig. ‘ricalcitrante al vero e al giusto’. Dall’Etimologico Zanichelli: agg. ‘che insorge contro l’autorità costituita, la legge e sim.‘, est. ‘che rifiuta di ubbidire’, est. ‘indocile’, s. m. e f. ‘ chi si ribella in armi, o si oppone violentemente a qc. o q.c.’.

Nel libro Trattato del Ribelle di Ernst Jünger il traduttore in una nota ci fa presente come il termine tedesco Waldgänger – che letteralmente significa ‘chi passa al bosco, si ritrae nella foresta, si dà alla macchia’ (da Waldgang) – non avendo un buon equivalente in italiano sia stato tradotto con la parola Ribelle. Il termine tedesco risale ad un’usanza dell’antica Islanda, dove nell’Alto Medioevo i proscritti, i fuorilegge, i ribelli insomma, si ritiravano in luoghi deserti  e selvaggi nei quali conducevano un’esistenza libera ma quanto mai rischiosa.

Di seguito, un estratto su quello che intende Ernst Jünger con il termine Ribelle o colui che passa al bosco.

[…] Chiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è trovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento. ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso a opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di contrapporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo. […]

È un fatto che i rapporti tra i progressi dell’automatismo e quelli della paura sono molto  stretti: pur di ottenere agevolazioni tecniche, l’uomo è infatti disposto a limitare il proprio potere di decisione. Conquisterà così ogni sorta di vantaggi che sarà costretto a pagare con una perdita di libertà sempre maggiore. Il singolo non occupa più nella società il posto che l’albero occupa nel bosco: egli ricorda invece il passeggero di una veloce imbarcazione che potrebbe chiamarsi Titanic o anche Leviatano. Fintanto che il tempo si mantiene sereno e il panorama è piacevole, il passeggero quasi non si accorge di trovarsi in una situazione di minore libertà: manifesta anzi una sorta di ottimismo, un senso di potenza dovuto alla velocità. Ma non appena si profilano all’orizzonte iceberg e isole dalle bocche di fuoco, le cose cambiano radicalmente. Da quel momento non soltanto la tecnica abbandona il campo del comfort a favore di altri settori, ma la stessa mancanza di libertà si fa evidente: sia che trionfino le forze elementari, sia che taluni individui, i quali hanno conservato la loro forza, esercitino un’autorità assoluta. […]

Il Ribelle, dunque, deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda, né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento. A queste condizioni potrà affrontare il rischio del passaggio al bosco. […]

I nemici sono ormai talmente simili tra loro che non è difficile individuare in essi diversi travestimenti di uno stesso potere. Non si tratta di controllare il fenomeno in questo o quel punto, bensì di mettere sotto controllo il tempo. Ciò richiede sovranità. E la sovranità oggi non si riscontra più nelle grandi risoluzioni, ma esclusivamente nell’uomo singolo che ha abiurato in sé la paura. Le incredibili procedure ideate soltanto contro di lui sono destinate, in ultima istanza, al suo stesso trionfo. Quando l’uomo capisce questo, è libero. E le dittature crollano miseramente. Ritroviamo qui le riserve ancora pressoché intatte del nostro tempo, e non soltanto del nostro. Questa libertà costituisce il tema della storia in genere, nonché il suo limite: da un lato rispetto al regno dei demoni, dall’altro rispetto al puro accadere zoologico. Era già tutto contenuto nel mito e nelle religioni, modelli che si ripetono senza posa: Giganti e Titani si ripresentano di continuo, e sempre con lo stesso immenso potere. L’uomo libero li abbatte: non necessariamente dev’essere un principi o Eracle in persona. È successo che bastasse la pietra scagliata dalla fionda di un pastore, il vessillo innalzato di una vergine, il lancio di una balestra. […]

Dal Riepilogo:

[…] 16. Il passaggio al bosco è un atto di libertà nella catastrofe; 17. esso è indipendente dai paraventi tecnico-politici e dai relativi rappresentanti. 18. Non contrasta l’evoluzione, 19. ma la integra con la libertà che si accompagna alla decisione del singolo. 20. Qui l’uomo incontra sé stesso nella propria sostanza indivisa e indistruttibile. 21. Un incontro che sconfigge la paura della morte. 22. Qui anche le Chiese possono offrire soltanto assistenza, 23. poiché l’uomo è solo di fronte alla sua decisione. 24. Il teologo può aiutarlo ad acquistare consapevolezza della sua condizione 25. ma non ad uscirne.
26. Il Ribelle varca con le proprie forze il meridiano zero. 27. Nell’ambito delle terapie mediche, 28. del diritto 29. e dell’uso delle armi la decisione sovrana spetta solamente a lui. 30. Anche in campo morale le sue azioni non si conformano ad alcuna dottrina, 31. ed egli si riserva di approvare le leggi. Non partecipa al culto del crimine. 32. Decide in merito a ciò che intende considerare sua proprietà e a come difenderla. 33. È consapevole delle profondità inviolabili 34. da cui sgorga anche il Verbo che incessantemente compie l’opera del mondo. È lì l’esigenza dello hic et nunc.

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