La metamorfosi delle famiglie italiane: le nuove famiglie, il mosaico generazionale e i millennials

Di seguito pubblico alcuni estratti del capitolo 2 “La metamorfosi delle famiglie italiane” del Rapporto Coop 2016 Consumi e ditribuzione – Assetti, dinamiche, previsioni uscito nel dicembre 2016 ed ancora molto interessante.

La popolazione italiana si restringeRisultati immagini per rapporto coop 2016
Se si potesse rappresentare l’Italia di domani con una immagine, andrebbe illustrata come un ospedale o una grande casa di riposo. Il nostro Paese sta lentamente morendo: da più di venti anni (1994) le nascite non sono sufficienti per compensare il numero dei decessi. E la crescita della popolazione, registrata nelle statistiche, ha beneficiato negli ultimi anni soltanto del contributo dei flussi migratori (sono poco più di 5 milioni gli stranieri che vivono nel Bel Paese, con una incidenza che ha raggiunto l’8% della popolazione). A dispetto di tale contributo, ell’ultimo anno la popolazione residente in Italia (pari a 60 milioni 656 mila individui), è risultata per la prima volta in assoluto, in calo di ben 140 mila unità.
Tale flessione ha di molto anticipato un fenomeno che era già ampiamente nelle previsioni, seppure con una accelerazione attesa solo a partire dal 2020. Secondo le ultime proiezioni delle Nazioni Unite, l’arretramento della popolazione nel nostro Paese avrà dimensioni tra le più ampie di tutta Europa: entro il 2050 gli individui residenti in Italia saranno 56 milioni ed entro il 2100 meno di 50 milioni, con un saldo negativo prossimo al 20% rispetto ad oggi (nello scenario più pessimistico si scende addirittura poco sopra quota 30 milioni di persone).
In questo scenario macro stupiscono alcuni dati territoriali. A suggerire che trend demografici e condizioni economiche sono strettamente correlati, nel  2014 nelle Regioni del Mezzogiorno, da sempre considerate le più prolifiche in termini demografici, si sono registrate appena 174 mila nascite, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Anche qui una vera e propria emergenza demografica.
Saremo in ogni caso di meno e soprattutto saremo sempre più anziani: entro il 2050 quasi un individuo su cinque avrà oltre ottant’anni ed uno su tre più di 65 anni. A ben guardare le statistiche disponibili, l’Italia di domani sarà più simile alla Liguria di oggi, la Regione più anziana di tutto lo Stivale (ove quasi il 30% della popolazione è già nel 2016 fatta da ultrasessantacinquenni). Saremo, inoltre, il Paese degli ultracentenari. Se già oggi l’Italia si colloca in quinta posizione per numero di persone con oltre 100 anni di vita (sono complessivamente 25 mila, alle spalle di Stati Uniti, Giappone, Cina e India), i “grandi longevi” aumenteranno entro il 2050 di quasi 10 volte (220 mila) ed entro il 2100 di quasi 30 volte (710 mila), con una incidenza sul totale della popolazione (1,5%) che sarà la più elevata tra le economie avanzate (0,2% a livello globale, meno dell’1% nel Vecchio Continente). Sotto questo punto di vista, l’Italia andrà somigliando sempre più alla Sardegna: in quella regione si contano, infatti, 22 centenari ogni 100 mila abitanti, la più alta concentrazione al mondo, ancor più della celebre isola di Okinawa in Giappone.
Alle dinamiche demografiche si è sommata negli ultimi anni una rinnovata tendenza degli italiani – soprattutto i più giovani – ad abbandonare l’Italia in cerca di fortuna e di nuove opportunità di lavoro. Evento non certo nuovo nella storia del nostro Paese, ma che nei tempi recenti ha sperimentato un significativo incremento: secondo i dati dell’Anagrafe della popolazione italiana residente all’estero (Aire), nel 2015 sono stati 107 mila gli emigranti italiani (+6 mila unità in confronto all’anno precedente, un record assoluto), di cui la metà di età compresa tra 20 e 40 anni. Nell’ultimo decennio, tra il 2006 ed il 2015, sono così saliti a più di 800 mila gli italiani che hanno lasciato il Paese, mentre ammontano a 4,8 milioni le persone di nazionalità italiana ufficialmente residenti all’estero. Due “expats” italiani su tre si sono diretti verso gli altri Paesi Europei (Germania e Gran Bretagna, la meta preferita tra i più giovani, oltre alla Svizzera ed alla Francia), ma anche oltre i confini del Vecchio Continente (Brasile, Stati
Uniti, con una forte crescita degli Emirati Arabi Uniti, nuova terra di conquista dei nostri connazionali). Il declino demografico in atto non è quindi solo una questione di calo della popolazione, ma ancor più di squilibrio tra generazioni, con le implicazioni sociali ed economiche che ne derivano. Infatti, il fenomeno del cosidetto “degiovanimento” (riduzione dei giovani) è ancora più marcato dell’invecchiamento (aumento degli anziani): in altri termini, l’Italia perde ogni anno più giovani di quanti anziani guadagna, rinunciando di conseguenza a
quella porzione di popolazione potenzialmente più dinamica e produttiva.

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