L’imperativo di un nuovo umanesimo

La loro condizione si ripercuote anche al di là dei loro confini, aggravata dalla inflazione selvaggia che va diffondendosi come un violento incendio. Una rivoluzione delle crescenti aspettative si è trasformata in un incubo di prospettive di declino, evocando in tal modo il terribile spettro della grande depressione mondiale del 1929, con le sue conseguenze politiche. E coloro tra noi che vivono in democrazie costituzionali si chiedono ora se la loro cara forma di governo potrebbe mai sopravvivere a una eventualità del genere.
Nella situazione odierna, hanno perso molto del loro fascino persino gli ammirevoli tentativi di salvare le nostre acque, la nostra aria, e i nostri suoli da ulteriori contaminazioni e di preservare la biosfera e gli ecosistemi mondiali , come eredità da lasciare alle future generazioni.
È perfettamente evidente che nessuna nazione può arrestare questa marea avversa al di fuori dei propri confini. Tuttavia, invece di unirsi in uno sforzo supremo, i nostri paesi continuano a concentrarsi su se stessi e a essere in antagonismo, occupati ad armarsi pesantemente e a smerciare ogni sorta di armi, mentre le scorte nucleari possono spazzare via la vita umana dalla Terra in poche ore. Questa insana condotta non riflette altro che la disintegrazione morale di una società che dissipa ogni anno le sue migliori energie scientifiche e politiche e dal 6 all’8 per cento del proprio prodotto totale per perfezionare ancor di più discipline, tecnologie, e arsenali di sterminio. Al tempo stesso, molti paesi si sentono insicuri al loro interno a causa della violenza civile sempre più impressionante.
Tali situazioni e tendenze non hanno eguali nell’esperienza umana.
Gli sconcertanti problemi dell’esistenza materiale di quattro o cinque o sei miliardi di individui in questo piccolo, vulnerabile e singolare pianeta si intrecciano con quelli relativi a una gran quantità di esigenze e fabbisogni umani ora diventati essenziali.
L’interdipendenza di tutti questi problemi, come anche dei vari paesi, e gli effetti della loro complessità e portata, rendono la problematica mondiale un groviglio talmente colossale, che le crisi e le disparità si rafforzano sinergicamente e sono destinate a sfuggire totalmente al controllo dell’uomo.
È impossibile prevedere l’epilogo: una possibilità potrebbe essere quella di una grande guerra fra i gruppi umani, allo scopo di controllare le risorsi e gli spazi della Terra; un’altra sarebbe quella del caos e del collasso socio-politico generalizzato.
Questo corso disastroso deve essere fermato, dobbiamo e possiamo cambiarlo: niente ora è più importante. Per agire efficacemente, si rendono necessarie nuove conoscenze tecnico-scientifiche e nuovi mezzi, nonché capacità manageriali e progettuali più perfezionate.
Ma pochi di noi hanno mai dubitato che il computer, il laser, l’agronomia, la criogenia, la gassificazione del carbone, la metallurgia, il controllo delle nascite, le comunicazioni, la produzione e altre tecnologie intermedie e “soft” che ci occorrono verranno infine sviluppate.
La vera sfida per la nostra generazione è un’altra. Consiste nel profondo rinnovamento, o meglio nel capovolgimento dei nostri principi e delle nostre norme fino ad acquisire un nuovo modo id pensare e di comportarci, una trasformazione di noi stessi e delle nostre istituzioni capace di portare il sistema umano a un nuovo livello di organizzazione di di responsabilità. Solo una filosofia di vita umana, un nuovo umanesimo, può generare e sostenere un tale salto di qualità.
L’enormità di ciò che dee essere compiuto per soddisfare questo imperativo non è ancora stata compresa appieno, Forse dovremmo prima renderci conto del potenziale in termini di deterioramento sociale d ecologico, di confronti tra gli uomini e della lotta di classe interazionale impliciti nell’attuale corso. Pertanto, se non la ragione, lasciamo che almeno le nostre menti e i nostri cuori a risolvere i grandi problemi umani.
Due fra questi sono, a pare mio, i più urgenti. Il primo è la giustizia. Una società di tanti miliardi di individui, con immensi e sempre maggiori poteri nel bene e nel male, non può andare molto lontano se no è saldamente costruita su una base di giustizia per tutti i suoi membri. Condizioni di disparità, accettabili e imponibili socialmente e politicamente nel passato o anche al giorno d’oggi, domani non saranno più tollerabili. Escludendo del tutto considerazioni morali, una società equa è il presupposto per ogni altra cosa, Senza giustizia non può esistere pace, sicurezza, sviluppo economico o sociale, libertà, dignità umana o un’elevata qualità della vita. Senza giustizia, la società stessa cessa di esistere. Ci troviamo di fronte a un semplice ma profondo dilemma, che va al di là di una migliore distribuzione del potere e dei redditi: o la società mondiale sarà in grado di garantire le necessità minime per vivere ed eque opportunità a tutti i cittadini, a prescindere dai loro rispettivi meriti, oppure tensioni interne di entità sempre maggiore ne provocheranno con tutta probabilità la fine.
Il secondo problema di ancor maggior priorità lo sviluppo umano. Senza di esso non è concepibile neppure la giustizia. Lo sviluppo umano significa molto di più dell’istruzione universale, della formazione professionale e dell’impiego produttivo, sebbene queste siano tutte esigenze impellenti per l’emancipazione individuale e il progresso social. Esso significa comprendere la realtà del mondo così come essa si presenta, con le sue complessità, i limiti esterni dei suoi sistemi vitali e le trasformazioni da noi in esso operate.
La crisi dell’umanità appare ed è terrificante, perché la maggior parte della gente, nei paesi sviluppati e in via di sviluppo e in tutti i segmenti della società, inclusi scienziati, giornalisti, statisti, autorità religiose, voi ed io, non si è ancora completamente adattata dal punto di vista psicologico e funzionale al nuovo mondo che la nostra civiltà ha creato e continua a modificare. È qui che sta il nocciolo della nostra crisi globale e la chiave alla sua possibile soluzione.
L’adattamento al cambiamento è un processo difficile e penoso. Negli animali selvatici o nelle specie vegetali sopravvissute esso si verifica per selezione naturale e per evoluzione genetica.
Per quanto riguarda noi umani, tale processo biologico sarebbe troppo lento; dobbiamo affidarci al nostro intelletto, alla evoluzione culturale. Tutto ciò che è umano dipende, in ultima analisi, da come e quanto siamo in grado di rendere il nostro modo di vivere compatibile con il nostro habitat naturale/artificiale in continuo mutamento. Alla flessibilità di tale processo, che permette l’esistenza della varie diversità, la comunità mondiale deve attribuire la massima priorità e contemporaneamente impegnarsi a ridurre il più possible tali cambiamenti, cercando di apportare solo quelli umanamente accettabili. Di qui, il nostro dilemma è assoluto e terribile nella sua essenza elementare: o eleviamo e sviluppiamo la nostra qualità di vita, in armonia con i cambiamenti che provochiamo nel mondo esterno, oppure la nostra sarà una corsa verso la catastrofe.
Saremo in grado di cogliere la sfida di questa epoca? Riesco a scorgere barlumi di speranza. Pochi mesi fa, in occasione del Meeting di Salisburgo del Club di Roma, svoltosi alla presenza di eminenti statisti, si è giunti alla conclusione che ” indispensabile un nuovo spirito di attiva solidarietà e cooperazione tra tutti i popoli e nazioni, il cosiddetto spirito di Salisburgo. Tale coscienza sta diventando patrimonio anche della gente comune in molte parti del mondo, risvegliando la consapevolezza che alcuni privilegi e consuetudini radicati devono essere sacrificati per il bene comune e che, in ultima analisi, occorre un uomo migliore per la salvezza della nostra esistenza e della nostra specie. Le conferenze delle Nazioni Unite sull’ambiente, gli oceani, l popolazione, l’alimentazione, l’energia e le materie prime, gli insediamenti umani, etc., stanno piano piano rodendo un tessuto che alla fine riuscirà a tenere insieme la comunità mondiale.
Questi sono segnali positivi del fatto che è in atto un cambiamento si mentalità. Ciò che ora si rende necessario è rafforzare tale tendenza, dandole un orientamento e la legittimazione di un vasto supporto pubblico, in modo da introdurla nell’arena delle decisioni politiche.
Il contributo delle ultime generazioni alla storia umana è stato essenzialmente nella sfera del benessere materiale. Tale tendenza deve assolutamente continuare, nella misura in cui è necessario che tutti i cittadini possano condividere tale benessere su basi sostenibili. Il nostro compito principale, a questo punto, è di ravvivare, rinnovare, scoprire e ricavare motivazioni e valori culturali, non materiali (spirituali, filosofici, etici, sociali, estetici) che di per sé consentano alla società umana di evolvere verso condizioni di equilibrio interno e di comunione con la natura.
Non c’è bisogno di dire che né una rivoluzione socio-culturale tanto grande da eguagliare e guidare le rivoluzioni industriale, scientifica e tecnologica e quindi capace di portarci a superare tale nuova soglia, né i suoi obiettivi immediati di giustizia e sviluppo umano, anche se ottenibili in un futuro molto prossimo, possono da soli scongiurare i nostri spinosi problemi o introdurci in una illuminata società planetaria. Per riprendere il controllo del proprio destino, l’umanità deve intraprendere la via più ardua, con duro lavoro, ingegno e perseveranza. Ma la sua condizione oggettiva è esacerbata dai fattori negativi dell’ignoranza, dalla miopia e dall’egoismo, che una rinascita dello spirito umano eliminerebbe rapidamente, permettendoci in tal modo di affrontare i veri problemi e le loro cause nascoste con una maggiore possibilità di successo.
Sono queste le ragioni per cui un nuovo umanesimo si rende indispensabile, non meramente come correzione alla nostra società materiale, ma come modus vivendi che renda possibile l’esistenza umana. Se tale riconoscimento si sviluppa e si diffonde, la scelta del distacco radicale dal corso attuale, allo scopo di perseguire a livello globale e a lungo termine interessi umani fondamentali, sembrerà meno costrittivo o meno utopistico, nonché più accettabile di quanto oggi non sia. (..)

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