L’ultimo uomo del Rinascimento

Herbert Simon, premio Nobel per l’economia del 1978, è stato probabilmente l’ultimo uomo del Rinascimento sulla Terra. Ha cominciato come politologo e continuato come studioso della pubblica amministrazione, scrivendo quello che è rimasto un classico: Il comportamento amministrativo. Dopo aver scritto, tanto per dire, un paio di saggi di fisica, è passato allo studio del comportamento organizzativo, della gestione aziendale, dell’economia, della psicologia cognitiva e dell’intelligenza artificiale. Se qualcuno ha capito come la gente pensa e si organizza, questo è stato Simon.

Herbert Simon sosteneva che la nostra razionalità è “limitata”. Non credeva che siamo completamente irrazionali, anche se lui stesso e altri economisti della scuola comportamentale (come molti psicologi cognitivi) hanno dimostrato in modo convincente quanto vi sia d’irrazionale nel nostro comportamento. Secondo Simon, noi cerchiamo di essere razionali, ma non ne siamo capaci. Il mondo è troppo complesso, sosteneva perché la nostra intelligenza lo possa comprendere appieno. Ciò significa che, molto spesso, il problema principale che incontriamo nel prendere una decisione giusta non è la mancanza di conoscenze e di informazioni, ma la nostra limitata capacità di elaborarle. Punto ben illustrato, dal fatto che l’acclamato avvento dell’era di internet non sembra aver migliorato la qualità delle nostre decisioni, a giudicare dal caos in cui siamo.

Per dirla in altro modo, il mondo è pieno d’incertezza. Incertezza non è solo non sapere esattamente ciò che accadrà in futuro. Di certi possibili eventi possiamo ragionevolmente calcolare la probabilità, anche se non possiamo predirne l’esisto con precisione. Gli economisti lo chiamano “rischio”. In verità, la nostra capacità di calcolare il rischio – le probabilità di morte, malattia, incendio, infortunio, disastro dei raccolti e così via – è il fondamento dell’industria assicurativa. Tuttavia, non conosciamo neppure tutte le possibili eventualità, per non parlare delle probabilità, di molti altri aspetti della cita, come hanno rilevato, fra gli altri, l’acuto economista americano Frank Knight e il grande economista britannico John Maynard Keynes all’inizio del XX secolo. Knight e Keynes sostenevano che in queste condizioni d’incertezza è impossibile mettere in pratica il tipo di comportamento razionale su cui si fonda molta moderna scienza economica. (..)

Dunque, che cosa facciamo se il mondo è così complicato e la nostra capacità di comprenderlo così limitata? La risposta di Simon è che riduciamo intenzionalmente la nostra libertà di scelta per ridurre la varietà e la complessità dei problemi da affrontare.

Può suonare esoterico, ma, se ci pensiamo, è esattamente quello che facciamo ogni momento. Molti di noi si creano delle routine così da non dover prendere troppo spesso delle decisioni. La quantità ottimale di sonno e il miglior menù per la colazione cambiano ogni giorno, a seconda della nostra condizione fisica e di ciò che dobbiamo fare. Tuttavia, la maggior parte di noi va a letto e si sveglia alla stessa ora, e mangia cose simili a colazione, almeno durante i giorni feriali.

L’esempio preferito di Simon su quanto abbiamo bisogno di regole per far fronte alla nostra razionalità limitata è il gioco degli scacchi. Con soltanto trentadue pedine e sessantaquattro quadrati, gli scacchi possono sembrare relativamente semplici, ma in realtà comportano una quantità enorme di calcoli. Se foste uno di quegli esseri “iper-razionali” (come li chiama Simon) che popolano i testi economici standard, pensereste ovviamente a tutte le possibili mosse e ne calcolereste le probabilità prima di effettuare la vostra. Ma Simon afferma che, essendoci circa 10120 (sì fanno 120 zeri) possibilità di movimento negli scacchi, tale approccio “razionale” richiede una capacità mentale che nessun essere umano possiede. In realtà. studiando i maestri di scacchi, Simon comprese che essi ricorrono a regole empiriche (ossia all’euristica), concentrandosi su un piccolo numero di mosse possibile per ridurre la portata degli scenari da analizzare anche se le mosse escluse potrebbero portare a risultati migliori.

Se il gioco degli scacchi è così complicato, potete immaginarvi quanto sono complicate le cose nella nostra economia, che comporta miliardi di persone e milioni di prodotti. Perciò, così come gli individui creano delle routine nella vita di tutti i giorni o nel gioco degli scacchi, anche le aziende operano con “routine produttive” che ne semplificano i percorsi di ricerca e decisione. Esse creano strutture per prendere decisioni, regole formale e convenzioni che limitano automaticamente la gamma di soluzioni possibili, anche se quelle così escluse avrebbero potuto essere più redditizie. Tuttavia, lo fanno perché altrimenti annegherebbero in un mare d’informazione senza mai prendere una decisione. Allo stesso modo le società civili creano regole informali che limitano intenzionalmente la libertà delle persone così che non debbano prendere continuamente nuove decisioni. Per esempio, s’instaura la convenzione di fare la coda, e le persone non devono costantemente calcolare e ricalcolare la propria posizione al check-in per garantirsi l’imbarco in un volo.