Il conflitto morbido

Il clima politico, le condizioni economiche e sociali mutate e la sempre maggiore difficoltà ad emanciparsi e a realizzarsi definitivamente hanno portato gran parte dei giovani di oggi ad attenuare e ad ammorbidire il conflitto generazionale tra genitori e figli.

#STEFANOBOSSO PH. BUKHARA, UZBEKISTAN, 2017#STEFANOBOSSO PH. BUKHARA, UZBEKISTAN, 2017


La famiglia come ultimo avamposto di sicurezza e tranquillità in una società in continuo cambiamento e disgregazione. Una santa alleanza tra genitori e figli per mantenere quanto più possibile la propria posizione nella trincea della vita ed avere un’ancora di salvataggio nel momento del bisogno.

Molti gli spunti di riflessione dalla lettura del paragrafo Conflitto morbido dell’ottimo libro La fatica di diventare grandi (2014) di Marco Aime e Gustavo Pietropolli Charmet, di cui riporto alcuni estratti.

Risultati immagini per la fatica di diventare grandiAnche i conflitti generazionali si smorzano notevolmente. Inizia una nuova fase dei
rapporti tra genitori e figli. Da un lato, perché quelli che da giovani erano stati i protagonisti della lotta contro il sistema e la famiglia sono oggi madri e padri, inseriti, nella maggior parte dei casi in quel sistema che contestavano. Dall’altro, perché è mutato il clima politico e soprattutto sono mutate le condizioni economiche.

Le generazioni degli anni Sessanta e settanta avevano come sfondo della protesta una situazione economica favorevole, forte. L’offerta di lavoro superava abbondantemente la domanda. Quando si parlava di lavoro si pensava naturalmente a tempo indeterminato. Il momento di frattura era pertanto tra scuola e lavoro, nel cui intermezzo si inseriva il servizio militare. Un momento che, rispetto alla situazione attuale, era anticipato per gran parte dei giovani. Infatti, in quegli ani per molti figli della classe operaia il raggiungimento del diploma era già un traguardo e rappresentava un passo in avanti rispetto alla generazione dei genitori, che aveva avuto scarse opportunità di studio, vuoi per motivi economici vuoi per la guerra.

Oggi il momento di rottura, che separa l’età dello studio da quella del lavoro, non solo è spostato in avanti in quanto sono molti di più i giovani che frequentano  l’università, ma la sua valenza si è pure attenuata, perché l’inserimento lavorativo è sempre più difficile e, anche quando si trova un impiego, è spesso precario e no rappresenta un vero progetto alternativo. Anzi, per certi versi, prolunga quella condizione di aleatorietà e di dipendenza dalla famiglia, tipica dello studente, protraendola nel tempo e rimandando il distacco dai genitori.

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Conflitto ed equità tra le generazioni

estratto da Generazioni di A. Cavalli

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La stagione dei movimenti giovanili a cavallo tra gli anni sessanta e settanta ha riproposto, nell’interpretazione di molti studiosi (v., per tutti, Feuer, 1969), un’analisi in termini di conflitto tra le generazioni. Tale conflitto sarebbe la manifestazione ricorrente dell’eterna tendenza dei figli a contrapporsi ai padri per affermare la propria indipendenza e identità. Questa interpretazione trova sostegno nella concezione psicanalitica del processo di crescita che vede nell’uccisione simbolica del padre una tappa inevitabile per l’affermazione del Sé come entità separata. Tuttavia, se da un lato questa interpretazione è dubbia anche sul piano individuale (infatti l’universalità del ‘complesso edipico’ è stata seriamente messa in discussione), dall’altro lato non serve certo per spiegare la comparsa di generazioni come fenomeni collettivi. Come abbiamo già visto, non solo per lunghi periodi vi è spesso continuità tra classi di età, ma anche là dove si verificano delle discontinuità, e si formano quindi delle generazioni distinte, il rapporto tra di esse non è necessariamente conflittuale.
Recentemente il tema del conflitto tra generazioni è stato ripreso in termini molto diversi, come conflitto di tipo distributivo tra le generazioni degli adulti e le generazioni dei giovani e tra le generazioni presenti e le generazioni future. Tali conflitti trovano un fondamento ‘oggettivo’ nei meccanismi di funzionamento del mercato del lavoro, nel finanziamento dei sistemi pensionistici, nell’accumulazione del debito pubblico e nei processi irreversibili di degrado ambientale (v. Thomson, 1989; v. Scamuzzi, 1990, v. Sgritta, 1991).
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, le politiche di tutela dell’occupazione si risolvono spesso a vantaggio di coloro che sono già occupati (in genere, adulti) e a svantaggio di coloro che sono in cerca di prima occupazione (in genere, giovani). Il rapporto, nella disoccupazione totale, tra giovani in cerca di prima occupazione e lavoratori che hanno perso il posto di lavoro è una misura di questo aspetto del conflitto tra generazioni: quando cresce il numeratore vuol dire che il rapporto tra le generazioni si sposta a svantaggio delle leve più giovani.

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