Manifesto GIG abbozzato

Intro

Nel mondo, la giustizia intergenerazionale trova scarsa applicazione perché le poche norme volte a tutelare e a garantire le generazioni future – sia nel diritto internazionale, sia nei vari diritti nazionali –  hanno per lo più carattere di principio o di indirizzo, senza però prevedere procedure o strumenti per far valere i diritti in sede giudiziale. Nella stessa Costituzione italiana, sebbene per alcuni versi si possa ritenere tacita (artt. 2, 4 e 9 Cost.), manca qualsiasi riferimento esplicito alla tutela dei diritti e degli interessi delle successive generazioni.

Purtroppo, viviamo in un epoca in cui sembra difficile tutelare tutti i componenti delle generazioni presenti, un’epoca dove i primi articoli della Costituzione non si riescono ad applicare e dove le disuglianze sociali ed economiche stanno aumentando.

Tutelare per legge le generazioni future potrebbe forse essere il primo passo per tutelare maggiormente le generazioni presenti.

Raffaele Bifulco sottolinea che “esiste un obbligo, in capo alla generazione presente, di continuare la catena intergenerazionale, di evitare quindi l’estinzione della specie umana. L’esistenza di tale obbligo è infatti presupposta nello scopo stesso del diritto che, in quanto regolatore sociale, si occupa della sopravvivenza dell’uomo” (2008).

Cornice base

Il principio di responsabilità e l’imperativo “che vi sia un’umanità” di Hans Jonas (v. Il principio responsabilità, 1979) sintetizzabile in: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra”. 

I tre principi alla base dell’equità intergenerazionale di Edith Brown Weiss:

  1. La conservazione delle opzioni (conservation of options): a ciascuna generazione dovrebbe essere richiesto di conservare e mantenere la diversità delle risorse naturali e culturali in modo tale da non ridurre le opzioni possibili per le future generazioni di risolvere i loro problemi e di soddisfare i loro stessi valori. Le generazioni future hanno diritto alla diversità pari a quella goduta dalla precedente generazioni;
  2. La conservazione della qualità (conservation of quality): a ciascuna generazione dovrebbe essere richiesto di mantenere la qualità del pianeta in modo tale che questo non venga trasmesso in condizioni peggiori di quelle in cui è stato ricevuto;
  3. La conservazione dell’accesso (conservation of access): ciascuna generazione dovrebbe fornire ai suoi membri uguali diritti di avvesso all’eredità delle generazioni passate e dovrebbe conservare questo accesso per generazioni future.

La Costituzione Italiana:

1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al 
progresso materiale o spirituale della società.

9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Auspici per un futuro prossimo:

  1. Maggiore consapevolezza e attenzione degli organi politici e di informazione sulle questioni intergenerazionali;
  2. L’ampliamento della soglia minima di età dell’elettorato attivo, includendo i cittadini di anni 16;
  3. L’inserimento esplicito della tutela dei diritti delle generazioni presenti e future nella Costituzione e nei vari statuti regionali;
  4. L’istituzione di una Commissione con potere di veto e di indirizzo per materie legislative riguardanti le differenti generazioni, incluse quelle future (v. ad es. il tentativo fatto dal Parlamento Israeliano con la Commission for Future Generations)
  5. L’adozione di politiche intergenerazionali a livello ambientale, economico e sociale da parte delle istituzioni nazionali e locali (in linea con i Sustainable Development Goals – Agenda 2030);
  6. L’applicazione di quante più convenzioni, dichiarazioni e carte varie a tutela del futuro dell’uomo e del pianeta;
  7. La creazione di una speciale Corte di Giustizia a tutela delle generazioni giovani e future. 

Ulteriori spunti da:

World Future Council – Future Justice

Intergenerational Foundation – A Manifesto for Younger and Future Generations

AGE Platform EuropeManifesto for an Age-Friendly European Union by 2020



Biblio:

Lo scandalo del futuro

Di seguito pubblico alcuni estratti dell’introduzione del bellissimo libro di Ferdinando G. Menga Lo scandalo del futuro – Per una giustizia intergenerazionale (2016).

UN NERVO ANCORA SCOPERTO PER LA RIFLESSIONE ETICA CONTEMPORANEA

“Tutti gli uomini sono pronti a riconoscere una morale rigorosa quando non si tratta di applicarla” (Simone Weil, Lezioni di filosofia)

 

copertina di Lo scandalo del futuroLa questione riguardante la responsabilità nei confronti delle generazioni future si presenta ormai come compito improcrastinabile in ogni ambito della vita pubblica: dai dibattiti scientifico-disciplinari al settore dei media fino alle odierne agende politico-istituzionali nazionali e di governance internazionale. La crescente preoccupazione per temi quali il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, l’esigenza di uno sviluppo sostenibile, ma anche la protezione del comune patrimonio genetico e culturale, ruota costantemente attorno alla medesima domanda:come lasciare in eredità una vita degna d’essere vissuta tanto ai nostri successori, quanto agli abitanti del pianeta di un futuro lontano

Per quanto però la percezione di un tale richiamo alla responsabilità pssa mostrare un carattere esteso, diffuso e addirittura urgente a livello socio-politico, a livello teorico, la questione concernente la sua stessa giustificabilità o fondatezza permane tutt’oggi un tema ancora irrisolto. Non appena si a indagare, infatti, la situazione del dibattito in corso, ci si imbatte immancabilmente nella pietra d’inciampo – nello skandalon vero e proprio – di un’inconciliabile divergenza di fondo che palesa una tensione dal carattere squisitamente teorico assai rilevante: quella tra le posizioni a chiaro sostegno di una responsabilità intergenerazionale e quelle che, invece, teorizzano l’assenza (o la tenuta assai ridotta) di un fondamento motivazionale davvero in grado di giustificarla.

Nel quadro di una tale divergenza e alla luce della sua elevata posta in gioco, la riflessione filosofica è, pertanto, oggi più che mai chiamata a prendere posizione e, per quanto possibile, a cercare nuove strade e prospettive al fine di illuminare in modo rinnovato gli aspetti e gli snodi fondamentali concernenti una vera e propria giusitficabilità della responsabilità verso le generazioni future. […]

Pertanto, la questione cruciale che bisognerà porsi sarà la seguente: in che termini si può sostenere in modo convincente la fondatezza morale di una responsabilità verso le generazioni future alla luce delle teorie che ne attenuano o addirittura negano la giustificabilità. […]

Il nucleo fondamentale del mio contributo si proporrà esattamente di individuare una tale impostazione alternativa in un’etica di carattere fenomenologico fondata sul primato di una responsabilità che insorge non dall’estensione del modello contrattualista centrato sul presente e sulle reciprocità dei presenti, non da calcoli utilitaristici e neppure da un’impostazione atemporale di tipo metafisico-giusnaturalista, bensì a partire da un appello da parte di un’alterità genuinamente connessa al futuro. […]

Come sottolinea l’autore nel prosieguo dell’introduzione, questo suo “contributo intende collocarsi nella posizione intermedia che separa uno studio di carattere introduttivo da un’indagine teorica vera e propria che si inserisce nel dibattito con una linea argomentativa chiara e rigorosa”, fornendo al lettore non “semplicemente un passaggio in rassegna delle maggiori teorie al riguardo”, ma orientandolo “a partire da una prospettiva ermeneutica ben precisa” e riuscendosi benissimo. Il libro infatti costituisce un ottimo punto di partenza per poi approfondire tutti i vari aspetti filosofici e teorici collegati alla giustizia intergenerazionale.


Voglio che le cariche importanti,
dove si decide per il mondo
vengano assegnate solo a donne
madri di figli.
Sarei così curioso di vedere
se all’interno delle loro decisioni
riuscirebbero a scordarsi il loro futuro.
E il tetto delle nostre aspettative,
è così basso che si potrebbe anche toccare.
La vita media di una prospettiva è una campagna elettorale.
Ambiente non è solo un’atmosfera,
una rogna nelle mani di chi resta,
e il sasso su cui poggia il nostro culo
è il padrone della festa. (…)
(Il padrone della festa di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri)

Le giovani generazioni nei programmi elettorali

Risultati immagini per partiti elezioni 2018

Di seguito l’articolo Elezioni politiche 2018. Le giovani generazioni nei programmi elettorali di Alessandro Rosina via Neodemos del 23.02.2018.

L’Italia è un paese strano (ma questo potrebbe non essere di per sé un problema) e confuso (questa invece è una colpa grave in un mondo complesso e in corsa accelerata), è quindi bene iniziare con qualche dato di chiarezza.
Gli over 65 sono la componente che di meno ha visto crescere il proprio rischio di povertà negli anni di crisi. La fascia 55-64 è quella che ha visto aumentare maggiormente il proprio tasso di occupazione (anche come conseguenza dello spostamento in avanti dell’età alla pensione. La classe 35-54 è quella con divario minore di occupazione rispetto alla media europea (sul lato maschile la differenza è sotto i 5 punti percentuali). I giovani-adulti (25-34 anni) si trovano invece con il tasso di occupazione più basso in Europa (nel terzo trimestre 2017, ultimo dato disponibile, in età 25-29 risulta pari al 55,3%, contro 58,1% della Grecia e 75% Ue-27). Il rischio di povertà assoluta negli ultimi anni è diventato sempre più inversamente legato all’età, toccando i valori più alti nelle famiglie con persona di riferimento under 35. Anche i livelli di retribuzione hanno visto un peggioramento a svantaggio dei più giovani. I dati dell’ultimo rapporto AdEPP (Associazione Enti Previdenziali Privati) mostrano come nel 2016 un libero professionista di 35 anni abbia guadagnato in media circa 20 mila euro, contro i 48 mila di un 55enne.
Si può quindi promettere pensioni più generose agli anziani e più risorse per i rischi di disoccupazione dei lavoratori maturi. Difficile però non riconoscere che l’anomalia principale del nostro Paese è la condizione delle nuove generazioni, ovvero degli attuali under 35.

I contenuti dei programmi elettorali

Considerato lo spazio limitato qui tratteremo solo i programmi elettorali dei principali partiti rispetto al tema considerato in assoluto più importante, quello del lavoro, con a monte la formazione di adeguato capitale umano e a valle una sua valorizzazione, in termini di opportunità e di retribuzioni (in grado di rendere accessibile l’autonomia dalla famiglia di origine e la formazione di una propria famiglia). Per motivi di spazio vengono inoltre solo indicate proposte intese come positive per i giovani, ma va tenuto presente che nei programmi elettorali sono contenute anche proposte rivolte ad altre categorie che possono avere ricadute negative in termini di vincoli e costi sulle nuove generazioni.

Forza Italia

Nei dieci capitoli in cui si articola il programma disponibile sul sito di Forza Italia, quelli qui di specifico interesse sono l’8 (“Più qualità nella scuola, nell’università e nella sanità pubblica”) e il 10 (“Più tecnologie, cultura e turismo. Tutela dell’ambiente, efficientamento energetico”). Sono indicate voci come “abolizione delle storture della legge sulla Buona scuola”, “Centralità del rapporto docente-studente”, “sostegno all’aggiornamento e meritocrazia”, “azzeramento progressivo del precariato”, “rilancio dell’Università italiana”. Nel capitolo 10 si trova anche il “Sostegno alle start-up innovative attraverso la semplificazione del crowdfunding”. Integra il programma la proposta, lanciata tramite interviste da Silvio Berlusconi, di incentivi fiscali per l’assunzione di giovani. Nell’”Impegno con gli italiani” sottoscritto il 14 febbraio negli studi di “Porta a porta” vengono toccati specificamente i temi del lavoro, ma con un’interpretazione non corretta degli indicatori che riguardano i giovani (come mostrato qui) e con obiettivi da raggiungere limitati al tasso di disoccupazione generale (da riportare sotto la media europea).

Fratelli d’Italia

Il partito guidato da Giorgia Meloni presenta un elenco di proposte all’interno di un documento dal titolo “Le sfide per l’Italia”. La sfida 8 si occupa di “Un futuro di lavoro” e prevede: la riduzione del cuneo fiscale nei primi anni di assunzione; valorizzazione dell’artigianato di qualità; azioni di rafforzamento su apprendistato, su politiche attive e collegamento tra scuola e lavoro, su orientamento al lavoro ed educazione all’imprenditorialità (in tutti gli istituti secondari). Il tema della formazione e dell’avvicinamento tra scuola e lavoro torna anche nella sfida 12 (“L’Italia tra cultura e turismo”) e nella sfida 13 (“Costruire il futuro partendo da scuola e università”) dove si parla anche del sostegno alla mobilità europea degli studenti e dell’istituzione di un prestito d’onore. Nella sfida 14 (“La rete e la rivoluzione digitale: una grande opportunità”) si prevede, tra l’altro, il sostegno alle imprese che operano “nel comparto della internet economy” e la promozione di progetti sullo sviluppo della digitalizzazione delle piccole e medie imprese.

Lega

Il “Programma di Governo – Salvini premier, la rivoluzione del buon senso” presenta un capitolo dedicato al lavoro dove si trova: l’introduzione del salario minimo, aumenti attraverso incentivi su base meritocratica, rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro, creazione di una figura di tutor per “monitorare e coordinare le azioni di ricollocamento per chi usufruisce dell’indennità di disoccupazione”, risposta alle sfide di Industria 4.0 attraverso strumenti di qualificazione dei lavoratori e formazione di adeguate competenze. Particolarmente sviluppata è la proposta sul sostegno alle startup e all’imprenditoria giovanile, all’interno della quale si propone “un investimento minimo di alcuni punti percentuali (in uno spettro compreso tra il 3% e il 5%) in questo settore per i Piani Individuali di Risparmio (PIR) e per i fondi pensione italiani”, ma anche “decontribuzioni di almeno il 50% sul costo del lavoro per le assunzioni fatte da startup innovative su un orizzonte di 5 anni”.
Il capitolo “Istruzione” propone un ripensamento dei cicli scolastici (con accorpamento tra elementari e medie). Riguardo alla scuola superiore viene affermato che “possedere, una volta maggiorenne, gli strumenti professionali per interagire con il mondo del lavoro deve tornare
a essere la norma, non l’eccezione”. Passando all’Università, l’obiettivo è far lievitare i finanziamenti per la ricerca, contrastando la “migrazione di cervelli”, e aumentare il reclutamento (non precario) di ricercatori. Sulle tasse universitarie si propone una riduzione a fronte di una restituzione nel caso si trovi lavoro entro un anno dalla laurea grazie al “job placement” dell’Università.

MoVimento 5 Stelle

Il M5S enuncia 20 punti “per la qualità della vita degli italiani”. Relativamente ai temi qui di interesse le proposte principali sono le seguenti. Smart Nation: investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale (per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni) e investimenti in nuova tecnologia (internet delle cose, auto elettriche, digitalizzazione PA). Istituzione di un Reddito di cittadinanza, che può non avere natura passiva solo se legato a riforma dei Centri per l’impiego (vengono indicati 2 miliardi di euro per far incontrare meglio domanda e offerta di lavoro, garantendo riqualificazione a chi perde l’occupazione). Creazione di una “Banca pubblica per gli investimenti” a favore di piccole imprese, agricoltori e famiglie. Green economy: “200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti” e “17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica”. Rafforzamento spesa pubblica per l’istruzione scolastica. Italia.it: piattaforma e-commerce per i prodotti made in Italy nel mondo. Investimenti produttivi: 50 miliardi in settori strategici (innovazione, energie rinnovabili, manutenzione del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, banda ultra larga, mobilità elettrica). Staffetta generazionale per favorire il passaggio di competenze nelle aziende tra lavoratori maturi uscenti e nuovi entranti.

+Europa

“Buona scuola” e “Jobs Act” vengono considerate un lascito positivo del precedente Governo ma emerge dal programma una decisa convinzione della necessitò di fare di più e meglio. In coerenza con il Piano nazionale “Industria 4.0” viene considerato strategico il rafforzamento di competenze avanzate, in particolare quelle digitali. Si punta inoltre anche al sostegno all’autoimprenditorialità e a una revisione del sistema degli ordini professionali.
All’interno delle proposte di +Europa è inoltre dedicata particolare attenzione alla ricerca scientifica e alla formazione (più investimenti in ricerca, più borse di studio per i meritevoli, più alternanza scuola-lavoro, più mobilità europea) prevedendo anche un rafforzamento della filiera degli Istituti Tecnici superiori. Si propone di potenziare le politiche attive del lavoro, mettendo meglio in relazione scuola, imprese e centri per l’impiego (questi ultimi da riformare per renderli più efficaci nel mettere in relazione domanda e offerta di lavoro). Due aspetti che connotano il programma di questa forza politica sono la costruzione di un vero mercato del lavoro europeo (“interdipendente e integrato”) e un forte impulso alla valutazione delle misure proposte per il miglioramento della transizione scuola-lavoro.

Partito democratico

Il PD è il partito che maggiormente ha assunto responsabilità di governo nella legislatura in chiusura. Il programma propone 9 settori di azione per il futuro. Nel settore “Lavoro di qualità, non assistenzialismo”, viene proposto di: ridurre il costo del lavoro e rendere più vantaggiosa l’assunzione a tempo indeterminato, introdurre un salario minimo, aumentare le tutele del lavoro autonomo, rafforzare gli istituti tecnici superiori (ITS, con obiettivo di raggiungere 100 mila studenti), riduzione delle tasse sulle imprese che creano sviluppo (in coerenza con il Piano Impresa 4.0). Viene inoltre posto come obiettivo la riduzione della disoccupazione giovanile (sotto il 20%). Nel settore “La società della conoscenza” i punti salienti sono: la riduzione della dispersione scolastica (puntando a piani educativi personalizzati), il sostegno all’apprendimento trasversale e digitale, il potenziamento dell’orientamento nel percorso scuola-lavoro, il rafforzamento delle borse per studenti meritevoli, il lancio di un piano di reclutamento di 10 mila ricercatori tipo B. Nel settore “Verso gli Stati Uniti d’Europa” si propone anche di incentivare Erasmus e Servizio civile europeo.

Liberi e Uguali

Il programma di LeU mette al primo posto istruzione e ricerca. La posizione è molto critica rispetto alla legge “Buona scuola”: l’alternanza scuola-lavoro deve tornare volontaria, va migliorata l’edilizia scolastica, va potenziato il finanziamento del sistema universitario e della ricerca pubblica. La proposta che più caratterizza questo partito è quella della “progressiva gratuità dell’accesso a partire dall’abolizione delle tasse universitarie”.
Relativamente al lavoro si propone un Green New Deal “che apra la strada alla riconversione ecologica dell’economia” con interventi di messa in sicurezza del territorio, puntando su energie alternative e con investimenti ad alto moltiplicatore (su istruzione, sanità, trasporto pubblico, cultura, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ricerca). Viene previsto uno sblocco del turnover nella PA “assumendo giovani con le competenze di cui la Pubblica amministrazione oggi è più carente”.
Critica è anche la posizione rispetto al Jobs Act: si prevede il ripristino del’art. 18, limitando i contratti a tempo non indeterminato “esclusivamente con il ripristino della causale, che giustifichi la necessità di un’assunzione a scadenza”. Viene inoltre proposto di disciplinare “le nuove forme di lavoro, come quelle con le piattaforme, per le quali manca un inquadramento giuridico certo”. La rivoluzione 4.0 viene vista soprattutto in termini di rischi di riduzione di occupazione a cui rispondere “considerando in primo luogo il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”. C’è però un capitolo dedicato alla Rete in cui si riconoscono le potenzialità delle nuove tecnologie per una economia sostenibile e per incrementare una trasparente partecipazione democratica.

Questo e altro, in programmi elettorali che appaiono più un elenco di promesse (più o meno condivisibili in sé) che un sistema di azioni coerenti tra di loro come parte integrante di un modello di sviluppo sociale ed economico del Paese. La visione proposta non va molto al di là di un generico riconoscimento dell’impatto dell’innovazione tecnologica e dell’importanza di valorizzare la creatività e il patrimonio culturale italiano. Alcune promesse elettorali risultano troppo generiche, altre poco praticabili, altre ancora molto costose. Sono più eccezioni che la regola gli obiettivi misurabili, che rendano concreto il risultato a cui si punta e possibile una valutazione della effettiva capacità di ottenerlo. Difficilmente si trovano nei programmi impegni espliciti a ridurre: la percentuale di giovani (15-24) che non studiano e non lavorano, la percentuale di persone in età 25-29 che dipendono economicamente dai genitori, la percentuale di famiglie povere con persona di riferimento under 35. Tutti indicatori che ci vedono con valori tra i peggiori in Europa e che vorremmo (con i fatti) veder fortemente ridotti nella prossima legislatura, non solo per i giovani stessi ma soprattutto per rendere davvero solide le prospettive di crescita presente e futura del Paese.

Generazioni che collaborano

L’ultimo quaderno di Weconomy dal titolo Quid novi? Generazioni che collaborano esplora la questione generazionale seguendo due dimensioni: Generazioni e Collaborazioni.

weconomy generazioni che collaborano

Nella presentazione, secondo Cristina Favini “(..) Ognuno di noi porta tatuata la propria generazione sulla pelle e vede le altre per differenza, spesso appiattendo le sfumature, mettendo in risalto solo le luci o le ombre. La realtà è molto più ricca di sfumature. La realtà è molteplice, è un multiverso. Provare a comprendere le generazioni è un ottimo punto di partenza che ci aiuterà a capire meglio il nostro collega e i nostri figli, ma non è sufficiente. Unica “chance” è assicurarci di abilitare ambienti, spazi, tempi e appuntamenti in cui la biodiversità generazionale è assicurata, in cui facciamo accadere la collaborazione tra generazioni. Modalità in cui ogni persona con il proprio vissuto, con il proprio marchio di fabbrica, partecipi, solo così eviteremo la scelta dell’unico punto di vista che, proprio perché è unico, esclude e non valorizza la bellezza della realtà. Quindi basta interfacce progettate da giovanissimi per giovanissimi, basta board aziendali di top manager non aperti al confronto con altre generazioni. Le Imprese possono invecchiare, ma possono anche ringiovanire con il giusto mix e la giusta guida.
Aumentiamo la biodiversità per mettere in campo nuove specie di generazioni. Più che mai è necessario trovare un equilibrio transgenerazionale che non sia solo pacifico ma anche fecondo. (..)”

Di seguito pubblico le due Wiki che introducono brevemente i due concetti principali del quaderno.

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Quanto “contano” i giovani? La scarsità numerica e la “sindrome del ritardo”

Di seguito una profetica analisi di Massimo Livi Bacci “Quanto contano i giovani?” in un ottimo ed ancora attuale libro del 1999 La generazione invisibile, inchiesta sui giovani del nostro tempo, a cura di Ilvo Diamanti.

Quanto è cambiata la situazione dei giovani rispetto alla fine degli anni ’90? Poco o nulla sembra rileggendo questo contributo di allora.

#stefanobosso 2016 plant, outdoor and nature

#STEFANOBOSSO PH. 2016


Quanto “contano” i giovani? di Massimo Livi Bacci

generazione invisibile quanto contano i giovani massimo livi bacci

C’era una volta il giovane. Tutti sapevano chi era: finiti gli studi, l’apprendistato o il “garzonato”, a seconda dello stato sociale e del censo della famiglia era richiamato alle armi – un passaggio obbligato per la vita adulta. Terminato il servizio militare, l’aspettava un lavoro stabile, nei campi, nelle fabbriche o negli uffici; il matrimonio; l’attesa dei figli. Nel tempo breve di una manciata di anni si consumava il tragitto dall’adolescenza all’età adulta. Per la giovane, la transizione era ancora più rapida.

I giovani erano questi, o, per lo meno, per definirli si sarebbe ricorso ad un modello del genere. Non occorre risalire tanto addietro nel tempo per ritrovare un analogo paradigma; ancora nelle generazioni nate nell’ultimo dopoguerra, che oggi stanno strenuamente difendendo le ultime tracce di gioventù, i passaggi cruciali alla vita adulta avvenivano nel giro di poco tempo: uscita dalla casa dei genitori, lavoro, matrimonio, nascita di un figlio. I giovani erano tanti: negli anni Cinquanta arrivavano annualmente alla maggiore età in 800 mila circa ma nello stato di gioventù restavano. mediamente, assai poco.

La definizione di “giovane” – o il modello che se ne ha è oggi molto più confusa. Essa abbraccia una fascia di età molto più estesa, che inizia con l’adolescenza e comprende buona parte del quarto decennio di vita quando si completa, dopo un processo lento e faticoso. l’acquisizione dell’autonomia. In questa fascia convive chi è da poco uscito dall’infanzia e chi porta nel fisico gli inequivocabili segni della maturità. L’acquisizione dell’autonomia e dell’indipendenza che porta all’età adulta avviene nell’arco di un ventennio.

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