Dare il voto ai sedicenni

Le ragioni etico-politiche che stanno alla base della proposta di allargamento del suffragio ai teenagers sono almeno di due tipi. Innanzitutto, dato che i governi prendono decisioni che saranno determinanti sugli interessi futuri delle giovani generazioni (si pensi al recente referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea), è giusto che i più giovani abbiano il diritto di far sentire la propria voce e di far pesare i propri interessi.

Inoltre un allargamento del diritto di voto ai teenagers costituirebbe un passo fondamentale (analogamente all’allargamento del suffragio alle donne all’inizio del Novecento) verso il riconoscimento di una più compiuta eguaglianza fondamentale tra i cittadini delle democrazie liberali.

I teenagers sono politicamente immaturi?
Una tipica obiezione che viene mossa a chi si oppone all’allargamento del voto consiste nel sostenere che i 16/17enni sarebbero politicamente immaturi rispetto ai cittadini che hanno compiuto 18 anni. Ma Tommy Peto, incontrato da pagina99, ritiene che questo tipo di obiezioni andrebbero rigettate perché, se il problema è che gli under 18 «avrebbero meno conoscenze» (per esempio del funzionamento del sistema politico) o «avrebbero meno esperienza» nei diversi aspetti della pratica politica, le ricerche empiriche sul voto dei 16/17enni in Austria e Norvegia mostrano che il voto degli under 18 è altrettanto “politicamente maturo” quanto il voto dei cittadini più anziani.

«Per ogni variabile di misurazione della maturità politica – conoscenze politiche, interesse, e stabilità delle preferenze – gli under 18 sono o tanto maturi quanto i cittadini più anziani, o lo diventano dal momento in cui l’età per avere il diritto di voto viene abbassata».

Per esempio Peto fa notare che «la media di conoscenze civiche e di funzionamento del sistema politico è leggermente più alta per gli under 18 rispetto ai cittadini di 19, 21 e 23 anni». Fra l’altro tutti gli studi e le ricerche dimostrano che non vi è alcuna differenza significativa tra le abilità cognitive di un sedicenne e quelle di un adulto: i sedicenni hanno lo stesso livello di ragionamento morale e scientifico; sono in grado di decidere in maniera competente; sanno mettere a fuoco obiettivi e perseguirli; possiedono autonomia di giudizio.

Questa la ragione per cui diversi studiosi sostengono che se la “maturità” politica deve essere il criterio chiave per decidere se i cittadini possono o meno votare i loro rappresentanti, allora dovremmo abbandonare l’età come condizione qualificativa e sostituirla con i test di competenza.

I teenagers sono disinteressati alla politica?
Altra obiezione che viene posta contro l’abbassamento dell’età del voto è quella che vuole i sedicenni e diciassettenni indifferenti alla politica. La loro apatia però è tutta da dimostrare. Il ragionamento è il seguente: «Se gli adolescenti non sono interessati alla politica, significa che non sono disposti a votare; se non sono disposti, allora sono troppo immaturi per votare; e se sono troppo immaturi, allora gli va negato il voto».

Tuttavia, ci dice Peto, il punto è che «la maggior parte dei teenagers non si occupano di politica esattamente perché molta parte della politica non si occupa di loro. Ma, come hanno mostrato le esperienze di allargamento del suffragio in Austria e Scozia, quando il sistema politico si impegna a coinvolgere i più giovani, i più giovani si fanno coinvolgere dalla politica». Infatti, «sebbene nel Regno Unito e negli Stati Uniti gli under 18 sono, in generale, leggermente meno interessati alla politica rispetto ai cittadini più anziani, questo dato cambia quando gli under 18 ottengono il diritto di voto. Dopo l’estensione del suffragio ai 16/17enni, in Austria e in Norvegia questi sono diventati più coinvolti e più informati sulla politica rispetto ai cittadini di 18-21 anni, e l’affluenza degli under 18 al voto è maggiore di circa 10-12 punti rispetto all’affluenza dei giovani dai 18 ai 23 anni».

I teenagers sono politicamente “capricciosi”?
Non bisogna far votare gli adolescenti perché non hanno preferenze stabili nel tempo. In altre parole, sono “politicamente capricciosi”. Questa un’altra delle ragioni addotte dai contrari all’allargamento del voto. Eppure, sostiene Peto, i dati non riescono a dimostrare questa affermazione. Non solo: avere idee politiche vaghe è il prodotto della negazione del voto: se avessero la possibilità di votare avrebbero preferenze più concrete e definite.

E poi Peto aggiunge un’interessante riflessione sulla “partigianeria”. Chi ha deciso infatti che cambiare preferenza politica sia un difetto? Gli anziani sono portati a essere più fermi e stabili rispetto alle loro convinzioni politiche; sono in qualche sorta più “partigiani” e questo fa sì che siano poi meno critici, poiché la loro preferenza diventa col tempo abitudine politica. Al contrario i giovani dimostrano un impegno più motivato quando viene data loro l’opportunità di votare, come si è visto per esempio in Austria.

Molte buone ragioni per farli votare prima

Come abbiamo visto nelle esperienze di alcuni Paesi, allargare il diritto di voto ai 16/17enni potrebbe avere effetti positivi sulla partecipazione politica, soprattutto in una fase storica in cui le democrazie occidentali si confrontano con il problema della progressiva diminuzione dell’affluenza al voto. Peto fa notare che «abbassare l’età di voto a 16 anni potrebbe aumentare, nel lungo periodo, i livelli di affluenza. Infatti, le ricerche empiriche mostrano che coloro che partecipano, esprimendo il loro voto alle prime elezioni in cui possono votare, sono più portati a mantenere la consuetudine al voto per il resto della loro vita. E, visto che i dati sull’affluenza dei 16/17enni è molto più alta rispetto a quella di chi vota per la prima volta nella fascia di età 18-23, abbassare l’età di voto a 16 anni può portare ad avere un vasto numero di persone che acquisiscono l’abitudine del voto e che continueranno a mantenere la consuetudine a votare per il resto della loro vita».

Insomma, questa ricerca mette in fila qualche punto su cui riflettere. La maturità politica è già presente nei sedicenni. Inoltre le esperienze nei Paesi dove c’è già stato l’abbassamento dell’età del voto ci suggeriscono con ogni evidenza che gli adolescenti hanno tassi di partecipazione più elevati rispetto ad altri elettori. I teenagers sono politicamente interessati quanto gli altri elettori più anziani – e anzi sanno applicare alle loro convinzioni politiche riflessioni critiche che i più vecchi non applicano più in quanto abitudinari. Infine il loro voto è competente tanto quello degli altri.

In definitiva su ogni parametro – conoscenza, interesse, stabilità delle preferenze e capacità critica – i sedicenni e i diciasettenni rispondono ai criteri della maturità politica. E dar loro il voto significa anche rivitalizzare la vita democratica, ampliando la partecipazione alle elezioni.

Ecco perché sarebbe ora che anche in Italia si aprisse un dibattito serio sulla proposta di abbassare l’età di voto a 16 anni. Quali forze politiche si faranno carico di introdurre questo tema nei loro programmi per la prossima campagna elettorale?