Il divario generazionale, Rapporto 2017

Secondo il Rapporto 2017 le principali soluzioni per fronteggiare questa emergenza generazionale e ridurre questa forbice che mina la solidarietà intergenerazionale devono essere previste su due livelli: quello del disagio sociale in generazionale e quello del disagio giovanile in particolare. Per la FBV è innanzitutto necessario un eccezionale sforzo contributivo solidaristico, nell’ambito di un intervento organico e sistematico che ponga la questione giovanile al centro dell’attenzione politica, grazie a una vera e propria “Legge Quadro sulla Questione Giovanile”.
Per il primo livello, la proposta della Fondazione prevederebbe una rimodulazione dell’imposizione che, con funzione redistributiva, tenga conto della maturità fiscale (per cui l’imposizione fiscale avrebbe una forma a campana per cui i giovani e gli anziani pagano di meno); per il secondo livello sarebbe necessario un contributo solidaristico da parte della generazione più matura che gode delle pensioni più generose.

Riporto un paio di considerazioni fatte da due dei vari relatori.
Qualcos’altro poi sui temi trattati e sul convegno si trova: qui, qui, qui, quiqui.

Per Giuseppe Farina “I giovani hanno messo una pietra sopra la nostra generazione (i baby boomers) e la colpa è nostra, quando non abbiamo potuto più fare debito pubblico e deflazione abbiamo scaricato i costi sulle nuove generazioni (..). Siamo riusciti a creare una condizione oggettiva per cui i giovani di oggi non avranno una pensione e allo stesso tempo queste riforme non sono state in grado di creare più lavoro. Quindi né lavoro né pensioni (..)”

Per Claudio De Vincenti la situazione dei giovani disoccupati e Neet è “un vero dramma sociale, un dramma di povertà e di frustrazione. Un dramma che viene “ammortizzato” grazie al sostegno familiare, ma che determina però una vera e propria situazione di fatto di subordinazione dei giovani nei confronti degli anziani. (..) Il punto chiave resta lavorare  non solo sull’occupabilità ma anche sull’occupazione e quindi sulla domanda di lavoro e sulla crescita economica (..)”